That’s all folks…?

Una volta un professore di Cambridge mi ha detto: “Quando fai ricerca, se sai già cosa stai cercando, allora non è ricerca.”

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Un anno fa abbiamo iniziato questa piccola avventura (camminando attraverso la notte – per chi ancora non la conoscesse) e non sapevamo dove ci avrebbe portato, ci siamo buttate (complice una piccola spinta di Dynamoscopio) e ci siamo ritrovate a condurre gruppi di esplorator* notturni per le vie di Milano. Ora che il percorso che c’eravamo prefissate si è concluso sembra sia arrivato il tempo dei bilanci. Che cosa ci lascia quest’esperienza?

Prima di tutto gli incontri: le persone che hanno condiviso con noi alcune ore della notte, che ci hanno regalato fiducia, tempo e un pochino del loro vissuto. Ci siamo spesso chieste chi sarebbe venut* a queste camminate (a tratti massacranti per orari e percorsi) e quali fossero le motivazioni che l* spingevano. Abbiamo capito che c’è un bisogno diffuso di incontrare un’altra faccia di Milano, di riscoprire una città che non si (ri)conosce più; che c’è un desiderio di uscire dalle rotte ordinarie del vissuto quotidiano. Che c’è passione per l’antropologia, per la fotografia di strada e per il trekking urbano: ma più di tutto c’è voglia di umanità, di scambio; c’è bisogno di riconoscersi e scoprirsi a poco a poco.

Poi c’è la notte, un tempo ormai vissuto spesso e intensamente quasi quanto il giorno, ma che sembra sempre fornire spunti nuovi. C’è ancora, per fortuna, una specie di magia e di mistero nella notte. L’abbiamo un po’ scavata la notte, ma il suo buio (o la sua luce) sono così profondi che ci sembra di averne appena scalfito la superficie.

C’è l’idea di affrontare uno sforzo fisico importante ed andare oltre i propri limiti, anche se al mattino ci troviamo a chiederci, noi per prime, chi ce l’ha fatto fare! Eppure sono gli sforzi più improbi (come camminare da San Vittore al Paolo Pini passando per Niguarda) che poi ci fanno godere di più. Per questo vorremmo mettere il nostro corpo nuovamente alla prova ancora più duramente se possibile. Ma questa è un’altra storia…. o forse no!

Infine c’è lei, Milano, con la sua facciata che non sai bene se è un volto o una maschera. Lei più di tutto era l’oggetto della nostra ricerca. L’abbiamo inseguita lungo strade e marciapiedi fino all’alba. L’abbiamo cercata negli oggetti abbandonati sull’asfalto e nelle scritte sui muri. L’abbiamo chiamata a gran voce leggendo citazioni da testi sulla città e sul camminare. L’abbiamo pedinata con le nostre macchine fotografiche, i nostri registratori audio e i nostri quaderni per appunti. Eppure ogni volta che ci sembra di aver capito qualcosa di lei, ecco che immancabilmente Milano si sottrae, si contraddice, si nega. Quello che rimane sono delle sensazioni, delle visioni, degli squarci di città: i senza tetto che dormono in piazza affari, una piazza metafisica in cui tutto sembra irreale, perfino loro. Il camioncino dei panini alle quattro di notte e la fauna che lo popola. Un tamarro pettinato che alle sei del mattino ci apostrofa in inglese chiedendo da dove veniamo e una volta scoperto che siamo, più o meno, autoctoni ci chiede ancora più esterrefatto cosa ci facciamo in giro a quell’ora. I distributori automatici. Giocare a conchiglietta in un parchetto a Giambellino. Entrare nell’aiuola di piazzale Loreto e sentirsi in una giungla. Il Mercato lorenteggio con le sue bancarelle ed i suoi frequentatori abituali. Proiettare Titicut Follies su un muro dell’ospedale Niguarda. Ogni volta che il sole sorge.

Quando siamo partite non sapevamo cosa stavamo cercando e forse non l’abbiamo nemmeno trovato. La ricerca stessa ci ha regalato interrogativi e nuovi spunti, incoraggiato a moltiplicare il nostro sguardo e suggerito nuove modalità attraverso cui poterlo fare. Abbiamo collezionato qualche esperienza e molti materiali.

Ma la cosa di cui siamo più piene è la voglia di rimetterci subito in strada. Vogliamo esplorare altre città, vogliamo sperimentare altre modalità d’esplorazione, di partecipazione e di condivisione. Non vogliamo fermarci.

La ricerca non si è conclusa, si è solo esaurita una fase. Seguiteci e ne vedrete delle belle…

VIDEOCOLLAGE – Estate – Camminando attraverso la notte

Per chi è pensato lo spazio pubblico?

Dopo ogni camminata notturna montiamo un piccolo video fatto un po’ come un collage, unendo pezzi: immagini, suoni, parole. Forse ne emerge una trama, seppur sottile, forse solo una sensazione. E’ una forma di restituzione personale e collettiva al tempo stesso.

Ringraziamo i compagni di viaggio di questa calda notte estiva.

ATTRAVERSO LA NOTTE #3 – Mattia

Prima di una piccola pausa estiva, pubblichiamo il contributo fotografico di Mattia, continuando così la restituzione dell’esperienza della terza camminata notturna del progetto CAMMINANDO ATTRAVERSO LA NOTTE. Buona estate!


ATTRAVERSO LA NOTTE #3 – Ivan

Il 22 luglio siamo tornat* a percorrere le strade di Milano per il terzo appuntamento del progetto CAMMINANDO ATTRAVERSO LA NOTTE; per questa esplorazione siamo partit* da una domanda: “per chi è disegnato lo spazio pubblico?” e abbiamo ragionato su tutte le soggettività che ne sono escluse o marginalizzate. Come abbiamo fatto per la scorsa camminata, abbiamo chiesto a tutti i nostri compagni di viaggio di raccontare il loro punto di vista sull’esperienza. Questo è lo sguardo di Ivan. Buona visione!


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Confluiamo in uno spazio fluido, un gruppo eterogeneo di persone, caleidoscopico, ognun* può essere chi è.

Telecamere, è  pieno, il controllo è un’illusione.

La notte dei senzatetto è illuminata dalle luci della città, un’oscura luce, buia.

Corpi non normalizzati vengono proiettati lungo le strade, corpi liberi, la gente è curiosa.

Sottopassaggi, una calma apparente intorno a noi, la città riprende fiato di notte.

Il tempo è scandito dai treni, l’alba sta sorgendo.

I murales ci avvolgono, ci parlano, l’arte è a portata di tutti, di tutte.

La strada è lunga, si ricomincia a camminare, si incrociano persone, si incontrano storie, tutte diverse.

Siamo arrivat*, colazione, soddisfazione, condivisione, arrivederci, continuiamo l’esplorazione in altre terre, dentro noi stess*, continuiamo a camminare…

Camminando attraverso la notte #2 – VIDEOCOLLAGE

In attesa della prossima camminata notturna, che si terrà il 22 luglio, pubblichiamo il videocollage della camminata del 9 di aprile. Durante quell’incontro abbiamo parlato di gabbie e confini dentro la città. Buona visione!

#Catastore – Gorizia – dopo l’ex-ferramenta Krainer

Prime riflessioni dopo la settimana trascorsa a Gorizia per presentare #catastore, la nostra installazione ambientale che riproduce l’atmosfera di un negozio che vende la catastrofe.


Mentre stavamo allestendo #catastore, all’interno dello spazio dell’ex-ferramenta Krainer, abbiamo avuto tutte e due lo stesso pensiero: la riflessione che avevamo fatto sul tema della catastrofe e della sovraesposizione mediatica del tema non era forse la cosa più semplice e banale a cui si potesse pensare? Se ne parla, in vario modo, da parecchio tempo. Ma allora perché non ci aveva pensato nessun altro dei partecipanti al festival? E soprattutto perché sembra così banale e così “giusta” allo stesso tempo? Forse perché, come ha detto una volta Brancusi, “La semplicità nell’arte è, molto spesso, una complessità risolta.” Pensiamo che questo sia l’effetto di #catastore: un progetto artistico semplice ma non scontato che riesce a non farsi intrappolare dalla facile retorica sull’argomento.

catastore_6Disallestendo l’ex ferramenta Kreimer la sensazione è anche quella di lasciarsi alle spalle un’esperienza soddisfacente di autorganizzazione. L’autonomia con cui siamo riuscit* a significare lo spazio attraverso scelte comunicative, stilistiche ed estetiche appropriate lo hanno reso un luogo inusuale ma capace di far vivere emozioni a chi lo ha attraversato. Guardandoci attorno mentre stacchiamo cavi e ripieghiamo teli, ci rendiamo conto anche del lavoro minuzioso e preciso che abbiamo realizzato in pochissimo tempo: ogni dettaglio è curato con precisione, ogni segno è pensato meticolosamente nel suo senso e nella sua presentazione estetica. Eppure non sembra di aver fatto tutto questo lavoro. Chi è entrato nel negozio nei cinque giorni in cui l’installazione è stata aperta si è trovato di fronte un mondo da esplorare: dalle vetrine, ai banconi, dalle mensole ai cassetti, video, oggetti, scritte e luci colorate. L’installazione era aperta a lasciarsi esplorare.

Certo, c’è ancora molto che si può migliorare, perché si può e si deve sempre migliorare ed è proprio da qui che ripartiremo nelle prossime settimane.

catastore_8Vogliamo metterci nuovamente alla prova, oltre Gorizia ed In\Visible Cities, portare i contenuti ed il linguaggio di #catastore in contesti inusuali ed ora inimmaginabili, estendere la nostra provocazione generando risate amare e riflessioni per chi ci incontrerà. Tutto questo non tanto per auto-compiacemento (che si riduce spesso ad essere una soddisfazione di breve durata), ma perché crediamo che il pubblico abbia qualcosa da dire rispetto a quello che gli abbiamo presentato e che i contenuti da noi scelti e condivisi, uniti alla forma espressiva utilizzata, siano davvero una fonte di stimolo e di incontro tra chi “crea” e chi “consuma”. La sensazione è di aver generato un’installazione che parla attraverso un linguaggio contemporaneo oltre che di aver trattato un tema cruciale in una forma originale. Per noi, parlare di catastrofi attraverso un’installazione costituita da una consistente presenza di video provenienti da internet non ha significato soltanto mettere in risalto la sovraesposizione mediatica degli eventi tragici a cui siamo sottoposti, ma anche, e forse soprattutto, stimolare una riflessione rispetto alla nostra percezione: ci rendiamo conto del meccanismo in cui siamo inserit*?

Entrando a #catastore, il temporary shop della catastrofe, i\le visitator*- clienti hanno dovuto confrontarsi con immagini che già conoscevano, famose, viste e riviste, provenienti dai telegiornali e trasmesse a profusione per giorni e giorni prima di scomparire e far parte del grande dimenticatoio post-mediatico. Confrontarsi con quelle rappresentazioni in un contesto che non è quello privato della propria casa, probabilmente ha fatto sì che quelle stesse immagini abbiano assunto un valore differente, è stato come sottolineare una frase in un libro o incorniciare una fotografia: decontestualizzare quei contenuti e il momento della loro fruizione ha permesso ai visitatori di stabilire una nuova relazione con quelle immagini, la possibilità d’interagire con l’installazione e con i suoi contenuti ha reso la partecipazione più personale e coinvolgente. Le immagini, allora, hanno ripreso a raccontarci una storia: una storia che si connette con la nostra biografia, con il nostro modo di rapportarci agli eventi esterni, con le nostre esperienze di vita.

IMG_2690Per continuare in questo processo di “riappropriazione degli eventi drammatici” abbiamo dato la possibilità di creare una cartolina che narrasse un evento drammatico avvenuto nella propria vita: attraverso la tecnica del collage i visitator* hanno potuto rielaborare e condividere momenti, punti di vista, avvenimenti e fatti personali. Il meccanismo messo in campo ha generato una forte partecipazione da parte del “pubblico” che si è lasciato coinvolgere in questo processo narrativo. Questa ricerca di interattività, anche se non multimediale né tecnologica, ci lascia la sensazione che concepire l’arte come strumento di narrazione biografica sia un passaggio cruciale per una ricerca artistica che parte da l’individuo e dalla relazione con ciò che lo  riguarda.

HOMEWORKS – accostando la porta…

Sabato 14 maggio e domenica 15 maggio siamo state ospiti di BAUM OFF con Homeworks. Abbiamo avuto la fortuna di abitare Maison 22 con la nostra installazione. Un breve resoconto di questa esperienza.

Maison è una casa, uno spazio da attraversare e che ti attraversa. Maison è una casa abitata quotidianamente da più persone e da più storie. Maison si trasforma continuamente. Maison ci ha accolte e ci ha dato il permesso di essere presenti come volevamo. Abbiamo invaso tutto lo spazio con Homeworks: dalle camere da letto, ai bagni al pianerottolo. I nostri segni sono andati a mischiarsi e sommarsi con i segni della casa. maison22_3Segni simili: oggetti di uso quotidiano portati da noi e opere d’arte contenute da Maison. Pensiamo che il pubblico abbia fatto una certa fatica a capire cosa fosse “installato” e cosa invece appartenesse all’ambiente. E questo ci è piaciuto. Perché ci piace stare nelle intersezioni e ci piace giocare con l’ambiguità. Ci piace giocare con il visitatore e invitarlo a farsi intervistare nella vasca da bagno: il nostro corpo e il suo che si sfiorano, una strana forma d’intimità, un semplice dialogo che diventa terapia. Anche questo è un effetto non voluto eppure cercato. Ci piace ascoltare le interpretazioni di un bambino che racconta del nostro lavoro molto più di quello che ci abbiamo messo dentro. Infine ci piace creare un momento informale d’incontro con il pubblico e per farlo abbiamo comprato cinque litri di rosè, quello buono, di Pippo, e lo abbiamo messo in cucina…

maison22_10Due giorni, quattro ore al giorno per un totale di otto ore. Sembra poco, considerate le settimane di lavoro che stanno dietro alla presentazione di un’installazione. Come se il tempo si fosse consumato rapidamente, quasi senza accorgercene, riportandoci improvvisamente al di fuori delle pareti di Maison 22. Oltre le strade che abbiamo attraversato assieme a BAUM, pronte per nuovi percorsi che ci spingono verso Gorizia. Le sensazioni, una volta smontato tutto, sono eterogenee e contrastanti: la stanchezza si mischia all’adrenalina, il silenzio è corrotto dal rimbombo dei discorsi intrattenuti con le persone incontrate, il vuoto generato dal aver tolto schermi, oggetti, suoni e immagini contrasta con il ricordo delle interazioni che quegli schermi, oggetti, suoni e immagini hanno generato. In una giornata di grandine, sole, nuvole e pioggia, il desiderio di volere di più sfuma nella consapevolezza che è stato fatto tanto. Non noi, ma tutt* le persone che hanno reso HOMEWORKS un’installazione ancora più fluida ed ancora più ricca di quanto potessimo pensare.

La concretezza, così necessaria nel momento in cui si trascorrono ore, giorni e mesi dietro ad un progetto che cresce soprattutto nella testa e nei frame, ti mette davanti ad un confronto a cui è impossibile sottrarsi: ci si mostra più come persone che come artiste, attraverso un prodotto che finito non è. La nostra ricerca continuerà abitando case e spazi che ancora non conosciamo, facendo interviste in luoghi insoliti, mettendoci necessariamente allo scoperto consapevoli che abitare può trasformarsi in un gioco itinerante di superamento di confini che si riaffermano proprio perché vogliono essere nuovamente superati.IMG_2489

Sono state otto ore intense e ricche quelle che abbiamo trascorso in compagnia di HOMEWORKS, ed anche se sembra non essere mai abbastanza – perché sarebbe potuta venire più gente, perché si poteva fare qualcosa di più, di meglio, di più accurato – la sensazione è di aver fatto un passo avanti perché è stato un passo condiviso.

Gli incontri che si sono generati dentro Maison 22 in questi due pomeriggi di metà maggio hanno arricchito la nostra ricerca, fatto emergere interpretazioni insolite, regalato nuove possibilità.

Grazie a BAUM (che non è solo Elvira!), alla spontaneità di Maria Rosa (e ai suoi suggerimenti culinari), all’ospitalità di Maison 22 che con il suo parquet rende tutto più morbido. Grazie a Piera, Nicola e Anna che hanno allestito con noi suggerendoci soluzioni inaspettate. Grazie alle\ai curios* che salendo le scale di questo palazzo sono venut* ad incontrarci, entrando così nel vivo di una ricerca che è tanto artistica quanto personale.

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Intimità è la parola che ci portiamo via.

CAMMINANDO ATTRAVERSO LA NOTTE -Carlo

Vi ricordate che il 9 di aprile abbiamo camminato assieme a tredici pazzi come noi per le strade di Milano dalle 23 alle 8? Beh se vi siete persi qualche passaggio ci pensa il racconto fotografico di Carlo a rinfrescarvi la memoria! Vi aspettiamo alla prossima camminata…

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CAMMINANDO ATTRAVERSO LA NOTTE – Isabel

Dopo la seconda esplorazione notturna abbiamo chiesto ai partecipanti di restituire l’esperienza della nottata passata assieme attraverso una mappa. Questa è la visione di Isabel.

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CAMMINANDO ATTRAVERSO LA NOTTE – Beatrice

Durante la seconda camminata notturna i partecipanti sono stati invitati a documentare la propria esperienza  di attraversamento dello spazio urbano con fotografie, riprese audio e video. Questa è la restituzione per immagini fatta da Beatrice. Il tema dell’esplorazione era gabbie e confini.

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