QUESTA NOTTE È ANCORA TROPPO POCO NOTTE

Appunti su un’esplorazione notturna

Vorremmo che leggeste questo pezzo di notte, da soli, in uno spazio intimo ma non per forza sicuro. Non di sera, ma durante la notte, la notte vera, profonda, quella che sembra non dover finire mai. Vorrei che voi lo leggeste in uno stato simile, per quanto possibile, a quello che abbiamo provato durante questa notte. Vorrei che voi viaggiaste con noi attraverso questa notte.


Questo piccolo scritto è un insieme di appunti che abbiamo maturato durante e dopo la terza esplorazione notturna che abbiamo organizzato (assieme all’associazione Dynamoscopio e al Mercato di Lorenteggio) e che si è svolta il 22 di luglio. Abbiamo camminato da Porta Venezia a via Padova, assieme ad un piccolo e meraviglioso gruppo di esploratori notturni.

_DSC0189

“Le notti non finiscono all’alba nella via” cantava Max Pezzali, eppure la sensazione che provo quando il buio della notte si scioglie nella luce del sole è che l’incantesimo si sia spezzato, che qualcosa è cambiato. Siamo sempre gli stessi, Milano è sempre quella eppure non è più la stessa cosa. Le parole, i gesti, i silenzi spesi durante quella notte ci hanno reso partecipi di un mistero, ci hanno permesso di cercare e di lasciarci guidare. La stanchezza si fa sentire, il corpo comincia a cedere, la testa si fa pesante, ma non è solo questo che rallenta il nostro passo, che ci conduce inevitabilmente alla fine. Forse tutto è già finito con il primo raggio di sole. È qui che mi rendo conto che la luce è pornografica perché cancella con i suoi raggi lo spazio dell’immaginazione, perché distrugge l’intimità della notte. La luce mette tutto a fuoco, tutto in primo piano. Il buio ti concede di dare ai tuoi desideri una forma e un nome sconosciuti, ti da il permesso di un pensiero proibito. Eppure, parafrasando Max Pezzali, quella notte ce la portiamo dentro, la porteremo a casa tra poche ore quando, dopo una veloce colazione, ci saluteremo, e ne faremo qualcosa, anche solo un ricordo. Questa notte è finita troppo presto. Rimane il desiderio di tutte le strade che non abbiamo percorso, di tutti gli incroci in cui abbiamo preso una direzione e invece avremmo potuto andare dall’altra parte, di voltarsi e tornare sui propri passi, di mettersi a parlare con chi incrocia il nostro cammino casualmente, di fermarsi e stare; il desiderio di tutto quello che poteva essere e non è stato. L’alba inclemente ci lascia naufraghi con i nostri preziosi relitti notturni: fotografie, video, appunti, immagini, magari una sensazione. Questo rimane e con loro rimane anche la notte. Ci saranno altre notti, mi dico, per mettere a tacere questa sensazione di abbandono. Ci sarà la consapevolezza della notte. Ma perché ho quest’ansia che la notte sia già finita? Perché il tempo della notte mi è sembrato troppo breve? Perché mi sembra che tutto si sia dissolto proprio nel momento in cui lo stavo sfiorando? Forse perché la notte è fatta di ombre? Di illusioni? Di desideri? Di fantasie che la notte stessa se le rimangia appena spunta un raggio di sole. Cosa separa la veglia dal sogno di notte?

_DSC0222

Una notte fatta di luci al neon e di gallerie, di vie affollate, di bottiglie di birra e macchie di urina, di schiamazzi e di silenzi. La notte è uno spazio abitato. Da spazio a tutti, soprattutto a chi non ha spazio di giorno.

La notte della città non è la notte della campagna, la notte dell’estate non è la notte dell’inverno, o della primavera, la notte di oggi non è più la notte del risposo e del silenzio, non è più uno spazio necessariamente intimo e privato, di condivisione con se stessi.

La notte è lo spazio della festa, di corpi che invadono locali, marciapiedi e vie, per incontrarsi e riconoscersi. La notte è un tempo di lavoro come ci mostra Simone, un amico che ci ospita nella sua piccola casa alle tre di notte e che sta montando un documentario sull’Africa per la consegna del giorno dopo.

Sotto un ponte della ferrovia incontriamo un gruppo di ragazzi che ha deciso di continuare la festa lì, con tanto di stereo anni ottanta, perché anche per loro questa notte non può ancora finire. Ecco, questa notte non può, non deve finire.

Mi torna in mente una frase che ho letto su uno striscione poco più di una settimana fa. La notte è ancora troppo poco notte. Era a Santarcangelo al festival dei teatri, era un’altra notte, partecipavo al laboratorio Autoscuola della notte, un altro laboratorio per viaggiatori notturni. La frase è parte di un intervento del filosofo Emanuele Coccia.

_DSC0225

Leggo l’intervento solo oggi (grazie a Livia), dopo aver scritto questo pezzo e mi accorgo che nelle sue parole c’è l’articolazione del pensiero che sento e che non riesco a esprimere. Allora vi affido alle sue parole, perché vi conducano al termine della notte. Buon viaggio.

“Non abbiamo la minima idea di cosa sia la notte e non lo sapremo mai, almeno finché non proveremo a conoscere la notte attraverso la notte: cessando di proiettarci in essa con il nostro corpo diurno, abbandonando la nostra ostinazione a volerla abitare ed esplorare con gli stessi organi, gli stessi sensi, le stesse idee che rendono possibile la nostra vita diurna. Per conoscere la notte è necessario trasformare il nostro corpo, creare nuovi organi di percezione: si può vedere la notte solo facendosi notte, diventando della stessa sostanza del tempo e dello spazio che ora ci circonda, accentando che non si può entrare nella notte senza cambiare forma. Invece di continuare a domandarci “sentinella quanto resta della notte?” come non cessiamo di fare da secoli usando le parole del libro di Isaia- dovremmo accettare di restare nella notte, cercare di non volerne più uscire, cessare di aspettare un alba, un mattino, un crepuscolo liberatore. Non abbiamo bisogno di uscire dalla notte –e non potremo mai farlo, perché non smetteremo mai di rientrarci: i nostri giorni non sono altro che dei lunghi corridoi verso una nuova notte.”

_DSC0214

Aspetto la prossima notte.

Annunci

Attraverso la notte – Estate

La brevità di una notte.
Le ore di luce che aumentano, le strade mai del tutto vuote, i baretti che diffondono musica ad alto volume. La sensazione di non essere mai stat* del tutt* soli durante una notte di cammino in cui abbiamo riflettuto insieme sull’agibilità dei corpi, dei comportamenti e delle identità rispetto allo spazio pubblico. Anche alle primi luci dell’alba, nei pressi di Via Padova, un gruppo di ragazz* muniti di casse e birre occupavano il marciapiede per continuare una festa che non aveva senso interrompere. Ci si è incontrati così, casualmente, tra il passaggio di un treno e l’apparire del sole: sguardi, curiosità reciproca, stupore. Chi siete? Che cosa ci fate qui? E voi? Camminate? Ma perché? Brevi momenti di condivisione e di gioco per tornare sui propri passi: proseguire il cammino e continuare a ballare.

modificate
Esplorando via Lecco

E’ stata una notte leggera, in cui il caldo ci ha fatto compagnia accompagnandoci verso una meta che abbiamo scoperto solo alla fine, riuscendo così a mantenere uno spazio di sorpresa ed improvvisazione all’interno di un itinerario che aveva invece obiettivi precisi. Ritrovarsi nel centro della rotonda di Piazzale Loreto, circondat* da una vegetazione che seppur non nasconde i palazzi che la rendono inavvicinabile, è riuscita a farci pensare di essere altrove: all’interno di un’oasi urbana in cui, per alcuni istanti, siamo esistit* solo noi, reduci camminatori notturni con la fatica nei piedi e la tenacia nello sguardo.

_DSC0181
Visioni notturne

Ma siamo mai veramente arrivat*?

Continueremo a camminare, da sol* ed in compagnia, per le strade di una città a tratti inospitale e a tratti sorprendente per la molteplicità di situazioni che non riesce a controllare; cammineremo ancora andando alla ricerca dell’incontro e l’inatteso, accompagnat* da un buio che non è mai buio davvero, oltre la luce dei lampioni, superando confini sottili e spostando di qualche passo i limiti a cui siamo abituat* a sottostare.
Occuperemo ancora le strade di Milano, passo dopo passo, perché restare ferm* non è nella nostra natura.

La ricerca continua.

_DSC0223
una festa che non aveva senso interrompere

Camminando attraverso la notte #2 – VIDEOCOLLAGE

In attesa della prossima camminata notturna, che si terrà il 22 luglio, pubblichiamo il videocollage della camminata del 9 di aprile. Durante quell’incontro abbiamo parlato di gabbie e confini dentro la città. Buona visione!

HOMEWORKS – accostando la porta…

Sabato 14 maggio e domenica 15 maggio siamo state ospiti di BAUM OFF con Homeworks. Abbiamo avuto la fortuna di abitare Maison 22 con la nostra installazione. Un breve resoconto di questa esperienza.

Maison è una casa, uno spazio da attraversare e che ti attraversa. Maison è una casa abitata quotidianamente da più persone e da più storie. Maison si trasforma continuamente. Maison ci ha accolte e ci ha dato il permesso di essere presenti come volevamo. Abbiamo invaso tutto lo spazio con Homeworks: dalle camere da letto, ai bagni al pianerottolo. I nostri segni sono andati a mischiarsi e sommarsi con i segni della casa. maison22_3Segni simili: oggetti di uso quotidiano portati da noi e opere d’arte contenute da Maison. Pensiamo che il pubblico abbia fatto una certa fatica a capire cosa fosse “installato” e cosa invece appartenesse all’ambiente. E questo ci è piaciuto. Perché ci piace stare nelle intersezioni e ci piace giocare con l’ambiguità. Ci piace giocare con il visitatore e invitarlo a farsi intervistare nella vasca da bagno: il nostro corpo e il suo che si sfiorano, una strana forma d’intimità, un semplice dialogo che diventa terapia. Anche questo è un effetto non voluto eppure cercato. Ci piace ascoltare le interpretazioni di un bambino che racconta del nostro lavoro molto più di quello che ci abbiamo messo dentro. Infine ci piace creare un momento informale d’incontro con il pubblico e per farlo abbiamo comprato cinque litri di rosè, quello buono, di Pippo, e lo abbiamo messo in cucina…

maison22_10Due giorni, quattro ore al giorno per un totale di otto ore. Sembra poco, considerate le settimane di lavoro che stanno dietro alla presentazione di un’installazione. Come se il tempo si fosse consumato rapidamente, quasi senza accorgercene, riportandoci improvvisamente al di fuori delle pareti di Maison 22. Oltre le strade che abbiamo attraversato assieme a BAUM, pronte per nuovi percorsi che ci spingono verso Gorizia. Le sensazioni, una volta smontato tutto, sono eterogenee e contrastanti: la stanchezza si mischia all’adrenalina, il silenzio è corrotto dal rimbombo dei discorsi intrattenuti con le persone incontrate, il vuoto generato dal aver tolto schermi, oggetti, suoni e immagini contrasta con il ricordo delle interazioni che quegli schermi, oggetti, suoni e immagini hanno generato. In una giornata di grandine, sole, nuvole e pioggia, il desiderio di volere di più sfuma nella consapevolezza che è stato fatto tanto. Non noi, ma tutt* le persone che hanno reso HOMEWORKS un’installazione ancora più fluida ed ancora più ricca di quanto potessimo pensare.

La concretezza, così necessaria nel momento in cui si trascorrono ore, giorni e mesi dietro ad un progetto che cresce soprattutto nella testa e nei frame, ti mette davanti ad un confronto a cui è impossibile sottrarsi: ci si mostra più come persone che come artiste, attraverso un prodotto che finito non è. La nostra ricerca continuerà abitando case e spazi che ancora non conosciamo, facendo interviste in luoghi insoliti, mettendoci necessariamente allo scoperto consapevoli che abitare può trasformarsi in un gioco itinerante di superamento di confini che si riaffermano proprio perché vogliono essere nuovamente superati.IMG_2489

Sono state otto ore intense e ricche quelle che abbiamo trascorso in compagnia di HOMEWORKS, ed anche se sembra non essere mai abbastanza – perché sarebbe potuta venire più gente, perché si poteva fare qualcosa di più, di meglio, di più accurato – la sensazione è di aver fatto un passo avanti perché è stato un passo condiviso.

Gli incontri che si sono generati dentro Maison 22 in questi due pomeriggi di metà maggio hanno arricchito la nostra ricerca, fatto emergere interpretazioni insolite, regalato nuove possibilità.

Grazie a BAUM (che non è solo Elvira!), alla spontaneità di Maria Rosa (e ai suoi suggerimenti culinari), all’ospitalità di Maison 22 che con il suo parquet rende tutto più morbido. Grazie a Piera, Nicola e Anna che hanno allestito con noi suggerendoci soluzioni inaspettate. Grazie alle\ai curios* che salendo le scale di questo palazzo sono venut* ad incontrarci, entrando così nel vivo di una ricerca che è tanto artistica quanto personale.

maison22_7

Intimità è la parola che ci portiamo via.

CAMMINANDO ATTRAVERSO LA NOTTE – INVÈL

Ci siamo prese qualche giorno di pausa, ma non ci siamo dimenticati delle mappe e dei nostri camminatori. Ricominciamo alla grande con Invèl e il suo collage di mappe: riuscite a indovinare tutte le città rappresentate?

Performance – IL CORPO CHE SONO

Oggi ti invitiamo ad un banchetto molto particolare: vieni a scoprire Il corpo che sono!


Il corpo è vero quando varia!
Video installazione e performance
Progetto di Silvia Torri e Rita Maralla

1
prima presentazione pubblica – LINGUAGGI CREATIVI – Maggio 2014

Quotidianamente i mass-media esaltano e propongono un unico modello estetico: quello di un corpo sano, giovane, in forma e senza difetti. Un corpo inesistente, incapace di rappresentare la variabilità che ci circonda. Un corpo finto ma che influenza, sottilmente, il nostro immaginario rispetto a ciò che è reale ed irreale. Volenti o nolenti ci si ritrova coinvolti in questo desiderio estetico imperante: provando un senso d’inferiorità e giudicando i corpi e i comportamenti altrui su rigide scale di giudizio.
La realtà, fortunatamente, non può però essere racchiusa nel canone estetico proposto in quanto la varietà dei corpi è immensa! Se osservati tutti insieme appare lampante che non esiste un corpo più o meno bello. Tanti corpi nudi, visti uno di seguito a un altro, risaltano per la loro diversità e per la loro unicità: ognuno con le proprie curve, smagliature, cicatrici.

Perché il cibo? Perché come suggeriva Feurbach, “noi siamo quello che mangiamo.” Partendo dal presupposto che corpo e cibo siano strettamente connessi, vogliamo ragionare su quanto, al giorno d’oggi, l’atto del mangiare sia fortemente disciplinato. Diete standard influenzano ciò che reputiamo giusto mangiare o meno per raggiungere il corpo a cui ci dicono dovremmo aspirare.
Proponendo alle persone di consumare un cibo che li rappresenta e che piace loro, vorremmo quindi ribaltare il discorso mediatico mettendo in primo piano i desideri personali e non quelli culturalmente proposti.

Il progetto -“Il corpo che sono – Il corpo è vero quando varia!”- mettendo in risalto la variabilità delle forme dei nostri corpi, ha come scopo quello di decostruire il modello proposto svelandone l’ambiguità.

La video-installazione prevede la presentazione di una serie di video in cui appaiono persone nude che mangiano. All’inizio del percorso una persona introdurrà gli spettatori a quello che andranno a vedere e sentire attraverso degli stimoli, mentre alla fine un banchetto riproporrà le pietanze consumate nei video trasmessi.

Video – URBAN DRAG

Oggi proponiamo il nostro primo progetto come Marsala! Questo piccolo video è stato selezionato da festival queer di tutto il mondo: U.S.A., Serbia, Spagna, Grecia, Italia. Per noi è importante non solo e non tanto come progetto artistico ma come atto politico.

Lo puoi trovare anche nella sezione Progetti, assieme agli altri nostri lavori.

Se ti piace, condividilo!


“Nasciamo nudi, tutto il resto è travestimento”: cinque persone esplorano la loro identità di genere attraverso l’uso di vestiti e trucchi. Una performance di pochi minuti racconta un processo in atto da anni nella vita di ciascuno di loro: non è solo un gioco ma la testimonianza di un bisogno profondo e di un percorso di vita complesso. Abbiamo scelto come set/ambiente della performance lo spazio pubblico urbano perché non vogliamo più essere relegati dalla normatività nello spazio privato, perché l’identità non è mai un fatto privato. Mai. I set/ambienti sono stati scelti con cura: Gran Via, la strada principale dello shopping madrileno, simbolo della cultura capitalista occidentale in cui siamo nati e cresciuti e Chueca, quartiere gay di Madrid, testimonianza del tentativo della logica consumista di appropriarsi delle controculture.

Video – 7’55”

Luglio 2013, Madrid. Venti attivist* provenienti da tutta Europa si ritrovano nel quartiere madrileno di Lavapiés per una settimana per partecipare al training organizzato da QueerArtLab sul rapporto tra genere, arte e spazio pubblico. Sono momenti intensi, di scambio, di ricerca, di condivisione. Alcuni partecipanti hanno l’idea di una performance che porti il drag (ma non solo) nello spazio pubblico. La mattina dopo andiamo a girare. Nasce Urban Drag: il nostro primo progetto. Un video nato per caso, in cui noi siamo entrate solo all’ultimo e senza avere le idee troppo chiare.

Urban Drag è un progetto di Cruising Queer Collective
con: Anita Prsa, Alex Michaelidou, Bar Tok, IlludShone, Tonci Batalic
La fondamentale presenza di Zarra Bonheur
Regia e montaggio: Marsala

Buona visione!