Camminando attraverso la notte #2 – VIDEOCOLLAGE

In attesa della prossima camminata notturna, che si terrà il 22 luglio, pubblichiamo il videocollage della camminata del 9 di aprile. Durante quell’incontro abbiamo parlato di gabbie e confini dentro la città. Buona visione!

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FROCIZZIAMO LO SPAZIO PUB(BL)ICO?

Per la prima volta partecipiamo al Pride come collettivo “Marsala”; Siamo partite con l’idea di effettuare delle riprese e delle interviste non per testimoniare questo evento ma per raccontarne alcuni specifici aspetti. Ci interessa capire i motivi che spingono le persone a scendere in strada, il senso del loro “essere qui oggi” insieme ad altre migliaia ma anche addentrarci nelle loro vite private provando a capire in che modo le rivendicazioni del Pride lgbtqi siano portate avanti ogni giorno.

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Tra la musica ad alto volume, il cellulare che suona quasi ininterrottamente, gli amici e le amiche con cui è impossibile darsi un puntello concreto è davvero difficile mantenere alta la concentrazione e portare avanti il nostro progetto iniziale… oltre a tutto ciò, la nostra attenzione è attirata dalle sponsorizzazioni gay friendly che multinazionali come Google, Microsoft, Amazon, Deliveroo e simili realizzano al fine di accalappiarsi i clienti più disparati. Subdole e tentacolari, queste operazioni di pinkwashing invadono lo spazio pubblico mescolandosi tra la folla senza creare nessuno scompiglio. Anzi, probabilmente, nella maggior parte dei casi, trovano approvazione da parte di chi, un po’ ingenuamente, sorride compiaciuto all’idea che anche a Google i froci stiano simpatici: che carini, grazie!

Decidiamo così di porre la nostra attenzione su altro: mettiamo via le videocamere ed iniziamo a raccogliere tutti i volantini che ci capitano sotto mano.

Ma che cos’è il pinkwashing? E soprattutto, perché dovrebbe riguardarci?

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Definita come una “tecnica di comunicazione utilizzata da un’impresa o da un governo per cui, sfruttando la promozione dell’omosessualità, si cerca di modificare la propria immagine e la propria reputazione dimostrandosi progressisti, tolleranti ed aperti”, questa metodologia fuorviante passa spesso inosservata al punto che oggi appare del tutto normale che multinazionali, imprese e governi promuovano l’inclusione e la difesa delle cosiddette “minoranze” nonostante, nella realtà, determinano stili di vita che mal coincidono con quanto vorrebbero raccontare. L’omosessualità, quindi, da evento dirompente e trasgressivo assume oggi il compito di promotore della regolazione e della coesione sociale nel momento in cui diventa la merce di scambio che politici e multinazionali usano per apparire moderni e democratici; sappiamo bene, però, che dietro questa apertura solo apparente si nascondono interessi economici specifici finalizzati non certo alla reale presa in carico delle vite, dei desideri, dei diritti e delle rivendicazioni delle persone lgbtqi quanto ad un consistente ed esclusivo aumento del proprio profitto e del proprio consenso.

Il Pride, inondato di volantini promozionali e gadget commerciali, da strumento di lotta che irrompe nello spazio pubblico sovvertendo l’ordine pre-costituito corre il rischio di diventare sempre di più una merce in ostaggio di se stessa, una sfilata colorata e gioiosa che mercifica e normalizza la portata rivoluzionaria di tutti quei corpi e soggetti che non vogliono assoggettarsi alle regole di un mercato e di una politica che sfrutta, crea divisioni, precarietà ed incertezze nelle nostre vite.

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Come collettivo Marsala, a partire dal 2013 abbiamo iniziato a riflettere sul rapporto tra identità-sessualità-spazio; lo abbiamo fatto visualmente realizzando video, performance ed installazioni. Tre anni di ricerca e sperimentazioni non sono molti, ma se c’è una cosa che abbiamo capito è che lo spazio pubblico è un terreno di lotta che va “difeso” attraverso pratiche di autodeterminazione finalizzate a mettere in discussione la norma, non certo ad allargarne la sua portata totalizzante.

Mettere in discussione la norma non significa essere anormali ma semplicemente essere in ricerca, liber* di occupare spazi, sperimentare relazioni e modalità attraverso cui esprimere noi stess* e le nostre sessualità anche e soprattutto al di fuori dei diritti, dei luoghi e dei momenti in cui ciò ci viene permesso, oltraggiosamente coraggiose di diventare ciò che solo in parte sappiamo.

Alle politiche di pinkwashing continueremo ad opporre narrazioni differenti che puntano alla realtà e non ad una sua demistificazione.

HOMEWORKS – accostando la porta…

Sabato 14 maggio e domenica 15 maggio siamo state ospiti di BAUM OFF con Homeworks. Abbiamo avuto la fortuna di abitare Maison 22 con la nostra installazione. Un breve resoconto di questa esperienza.

Maison è una casa, uno spazio da attraversare e che ti attraversa. Maison è una casa abitata quotidianamente da più persone e da più storie. Maison si trasforma continuamente. Maison ci ha accolte e ci ha dato il permesso di essere presenti come volevamo. Abbiamo invaso tutto lo spazio con Homeworks: dalle camere da letto, ai bagni al pianerottolo. I nostri segni sono andati a mischiarsi e sommarsi con i segni della casa. maison22_3Segni simili: oggetti di uso quotidiano portati da noi e opere d’arte contenute da Maison. Pensiamo che il pubblico abbia fatto una certa fatica a capire cosa fosse “installato” e cosa invece appartenesse all’ambiente. E questo ci è piaciuto. Perché ci piace stare nelle intersezioni e ci piace giocare con l’ambiguità. Ci piace giocare con il visitatore e invitarlo a farsi intervistare nella vasca da bagno: il nostro corpo e il suo che si sfiorano, una strana forma d’intimità, un semplice dialogo che diventa terapia. Anche questo è un effetto non voluto eppure cercato. Ci piace ascoltare le interpretazioni di un bambino che racconta del nostro lavoro molto più di quello che ci abbiamo messo dentro. Infine ci piace creare un momento informale d’incontro con il pubblico e per farlo abbiamo comprato cinque litri di rosè, quello buono, di Pippo, e lo abbiamo messo in cucina…

maison22_10Due giorni, quattro ore al giorno per un totale di otto ore. Sembra poco, considerate le settimane di lavoro che stanno dietro alla presentazione di un’installazione. Come se il tempo si fosse consumato rapidamente, quasi senza accorgercene, riportandoci improvvisamente al di fuori delle pareti di Maison 22. Oltre le strade che abbiamo attraversato assieme a BAUM, pronte per nuovi percorsi che ci spingono verso Gorizia. Le sensazioni, una volta smontato tutto, sono eterogenee e contrastanti: la stanchezza si mischia all’adrenalina, il silenzio è corrotto dal rimbombo dei discorsi intrattenuti con le persone incontrate, il vuoto generato dal aver tolto schermi, oggetti, suoni e immagini contrasta con il ricordo delle interazioni che quegli schermi, oggetti, suoni e immagini hanno generato. In una giornata di grandine, sole, nuvole e pioggia, il desiderio di volere di più sfuma nella consapevolezza che è stato fatto tanto. Non noi, ma tutt* le persone che hanno reso HOMEWORKS un’installazione ancora più fluida ed ancora più ricca di quanto potessimo pensare.

La concretezza, così necessaria nel momento in cui si trascorrono ore, giorni e mesi dietro ad un progetto che cresce soprattutto nella testa e nei frame, ti mette davanti ad un confronto a cui è impossibile sottrarsi: ci si mostra più come persone che come artiste, attraverso un prodotto che finito non è. La nostra ricerca continuerà abitando case e spazi che ancora non conosciamo, facendo interviste in luoghi insoliti, mettendoci necessariamente allo scoperto consapevoli che abitare può trasformarsi in un gioco itinerante di superamento di confini che si riaffermano proprio perché vogliono essere nuovamente superati.IMG_2489

Sono state otto ore intense e ricche quelle che abbiamo trascorso in compagnia di HOMEWORKS, ed anche se sembra non essere mai abbastanza – perché sarebbe potuta venire più gente, perché si poteva fare qualcosa di più, di meglio, di più accurato – la sensazione è di aver fatto un passo avanti perché è stato un passo condiviso.

Gli incontri che si sono generati dentro Maison 22 in questi due pomeriggi di metà maggio hanno arricchito la nostra ricerca, fatto emergere interpretazioni insolite, regalato nuove possibilità.

Grazie a BAUM (che non è solo Elvira!), alla spontaneità di Maria Rosa (e ai suoi suggerimenti culinari), all’ospitalità di Maison 22 che con il suo parquet rende tutto più morbido. Grazie a Piera, Nicola e Anna che hanno allestito con noi suggerendoci soluzioni inaspettate. Grazie alle\ai curios* che salendo le scale di questo palazzo sono venut* ad incontrarci, entrando così nel vivo di una ricerca che è tanto artistica quanto personale.

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Intimità è la parola che ci portiamo via.

Installazione – HOMEWORKS

Oggi ti presentiamo HOMEWORKS un’installazione multimediale sul tema dell’abitare. Un progetto su cui abbiamo cominciato a lavorare nel gennaio 2015 durante una residenza presso ADALAB (VI).


 

hqdefaultChe cosa significa abitare?

Da questa semplice domanda nasce HOMEWORKS, un progetto di ricerca che indaga diversi aspetti dell’abitare contemporaneo.

Marsala mette al centro della propria ricerca artistica il rapporto tra spazio pubblico, corpi e identità: con questo progetto lo sguardo si allarga ad altre dinamiche relazionali e si confronta con lo spazio abitativo, considerato il luogo per eccellenza del privato, l’antitesi dello spazio pubblico e altra faccia della stessa medaglia.

HOMEWORKS è il tentativo di indagare l’ontologia della casa, così come la viviamo oggi, destrutturandola, mettendone a nudo le contraddizioni e facendo emergere alcune dinamiche che speso passano inosservate o che sono date per scontate. Come l’onda d’urto di un esplosione nucleare la nostra indagine attraversa la casa, la scuote facendola tremare fino a incrinarne le fondamenta.

HOMEWORK è un progetto di ricerca mai veramente esaurito, al momento si compone di cinque frammenti che affrontano diversi aspetti dell’abitare, ma nel corso del tempo il progetto si amplierà e si modificherà.

Buona visione!


HOMEWORKS#01

Videoproiezione – 8 minuti (colore, audio)

Un’entità aliena è venuta sul nostro pianeta per studiare gli stili di vita dei terrestri. Oggi propone un questionario sul tema della casa, sei pronto a rispondere alle sue domande?

Immagini di azioni quotidiane si susseguono sullo schermo, ma ogni tanto qualcosa non torna, la regolarità dell’abitare viene messa in discussione da alcune schegge di vita impazzite. Immagini di progetti fotografici completano la partitura visiva dando al progetto un respiro più ampio. In sottofondo una lista martellante di domande invita chi guarda ad interrogarsi sulla routine della vita domestica e sui rapporti tra gli abitanti.

Homeworks01 è un catalogo di azioni e di oggetti sull’abitare: la scelta di quali e quanti è arbitraria; tante altre cose potevano essere filmate o raccontate, ma quelle che vedrete sono quelle che ci hanno colpito di più o che in questo momento della nostra vita avevano un valore particolare.

Altrettanto arbitraria è la scelta di usare solo i nostri due corpi: due corpi giovani e facilmente identificabili come femminili. Abbiamo giocato con la nostra identità, i nostri corpi e sulle aspettative che si creano. Quando guardate Homework01 pensate a tutto quello che ci potrebbe essere e che ancora non c’è.


HOMEWORKS#02

Videoinstallazione su 5 schermi – 2 minuti (colore, muto)

Che rapporto c’è tra pubblico e privato? Tra la nostra vita quotidiana e gli avvenimenti della Storia pubblica? Spesso sono i massmedia a portare nel nostro spazio privato ciò che accade fuori. Come viviamo la loro presenza nella nostra quotidianità?

Attraverso l’uso della videoproiezione HOMEWORKS#02 prova a mettere in relazione pubblico e privato, la quotidianità con la Storia, lasciando allo spettatore lo spazio per chiedersi quale sia il suo personale rapporto tra queste due dimensioni.

 


HOMEWORKS#03

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Installazione: materassi, coperta, vestiti e scritta (2mx2m)

Un letto matrimoniale, le sagome di due corpi stesi. Stanno dormendo o sono cadaveri in attesa di sepoltura? L’abbigliamento è perfetto, non manca nulla, nemmeno gli accessori. L’unica cosa che non c’è sono i corpi. Le due figure adagiate sul letto sono una maschile e una femminile: la dualità su cui si fonda la famiglia e la casa tradizionale. I vestiti sono esposti in modo che gli strati più intimi e interni siano quelli più visibili: lo spazio intimo diviene manifesto, evidente, pubblico. Gli abiti, perfettamente sistemati, diventano il simbolo della forma che prevarica il contenuto. Sopra i vestiti una frase di Guy Deboard: “La vita privata è privata di che? Semplicemente della vita stessa che ne è crudelmente assente.”


HOMEWORKS#04 – Trappola per distratti

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Installazione: trappola per topi, fotografie, lente d’ingrandimento (20x10x5cm)

Il topo non c’è! Il meccanismo non ha funzionato? Al suo posto una serie di fotografie appese verticalmente formano una seconda parete interna, quasi che fossero le mura di una casa. Una lente d’ingrandimento che oscilla al di fuori della trappola permette a chi si avvicina di comprendere i soggetti delle fotografie altrimenti incomprensibili ad occhio nudo. L’osservatore che indaga queste pareti scrutando il susseguirsi delle immagini è invitato a chiedersi: e se fosse la mia casa?

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HOMEWORKS#05 – Ad alta voce

Ambiente sonoro (50 minuti), registratore audio per interviste

Abbiamo iniziato a lavorare ad Homeworks realizzando alcune interviste ad amici e sconosciuti sulla loro personale esperienza rispetto al tema dell’abitare. Il materiale prodotto viene proposto come traccia sonoro da diffondere in un ambiente separato dal resto dell’installazione. Abbiamo deciso di mantenere la pratica dell’intervista anche all’interno dei momenti di presentazione di Homeworks: ogni volta allestiamo un piccolo angolo separato e invitiamo gli spettatori a farsi intervistare da una di noi. Dopo ogni presentazione l’installazione si arricchisce di nuovi frammenti.

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Video – URBAN DRAG

Oggi proponiamo il nostro primo progetto come Marsala! Questo piccolo video è stato selezionato da festival queer di tutto il mondo: U.S.A., Serbia, Spagna, Grecia, Italia. Per noi è importante non solo e non tanto come progetto artistico ma come atto politico.

Lo puoi trovare anche nella sezione Progetti, assieme agli altri nostri lavori.

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“Nasciamo nudi, tutto il resto è travestimento”: cinque persone esplorano la loro identità di genere attraverso l’uso di vestiti e trucchi. Una performance di pochi minuti racconta un processo in atto da anni nella vita di ciascuno di loro: non è solo un gioco ma la testimonianza di un bisogno profondo e di un percorso di vita complesso. Abbiamo scelto come set/ambiente della performance lo spazio pubblico urbano perché non vogliamo più essere relegati dalla normatività nello spazio privato, perché l’identità non è mai un fatto privato. Mai. I set/ambienti sono stati scelti con cura: Gran Via, la strada principale dello shopping madrileno, simbolo della cultura capitalista occidentale in cui siamo nati e cresciuti e Chueca, quartiere gay di Madrid, testimonianza del tentativo della logica consumista di appropriarsi delle controculture.

Video – 7’55”

Luglio 2013, Madrid. Venti attivist* provenienti da tutta Europa si ritrovano nel quartiere madrileno di Lavapiés per una settimana per partecipare al training organizzato da QueerArtLab sul rapporto tra genere, arte e spazio pubblico. Sono momenti intensi, di scambio, di ricerca, di condivisione. Alcuni partecipanti hanno l’idea di una performance che porti il drag (ma non solo) nello spazio pubblico. La mattina dopo andiamo a girare. Nasce Urban Drag: il nostro primo progetto. Un video nato per caso, in cui noi siamo entrate solo all’ultimo e senza avere le idee troppo chiare.

Urban Drag è un progetto di Cruising Queer Collective
con: Anita Prsa, Alex Michaelidou, Bar Tok, IlludShone, Tonci Batalic
La fondamentale presenza di Zarra Bonheur
Regia e montaggio: Marsala

Buona visione!