Attraverso la notte #3 – Luca

La visione di Luca sulla camminata notturna estiva.


Arabesque numérique

Andare cercando nascondendosi,
sotto le vesti della notte
inquieta madre gravida.

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VIDEOCOLLAGE – Estate – Camminando attraverso la notte

Per chi è pensato lo spazio pubblico?

Dopo ogni camminata notturna montiamo un piccolo video fatto un po’ come un collage, unendo pezzi: immagini, suoni, parole. Forse ne emerge una trama, seppur sottile, forse solo una sensazione. E’ una forma di restituzione personale e collettiva al tempo stesso.

Ringraziamo i compagni di viaggio di questa calda notte estiva.

Attraverso la notte – Estate

La brevità di una notte.
Le ore di luce che aumentano, le strade mai del tutto vuote, i baretti che diffondono musica ad alto volume. La sensazione di non essere mai stat* del tutt* soli durante una notte di cammino in cui abbiamo riflettuto insieme sull’agibilità dei corpi, dei comportamenti e delle identità rispetto allo spazio pubblico. Anche alle primi luci dell’alba, nei pressi di Via Padova, un gruppo di ragazz* muniti di casse e birre occupavano il marciapiede per continuare una festa che non aveva senso interrompere. Ci si è incontrati così, casualmente, tra il passaggio di un treno e l’apparire del sole: sguardi, curiosità reciproca, stupore. Chi siete? Che cosa ci fate qui? E voi? Camminate? Ma perché? Brevi momenti di condivisione e di gioco per tornare sui propri passi: proseguire il cammino e continuare a ballare.

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Esplorando via Lecco

E’ stata una notte leggera, in cui il caldo ci ha fatto compagnia accompagnandoci verso una meta che abbiamo scoperto solo alla fine, riuscendo così a mantenere uno spazio di sorpresa ed improvvisazione all’interno di un itinerario che aveva invece obiettivi precisi. Ritrovarsi nel centro della rotonda di Piazzale Loreto, circondat* da una vegetazione che seppur non nasconde i palazzi che la rendono inavvicinabile, è riuscita a farci pensare di essere altrove: all’interno di un’oasi urbana in cui, per alcuni istanti, siamo esistit* solo noi, reduci camminatori notturni con la fatica nei piedi e la tenacia nello sguardo.

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Visioni notturne

Ma siamo mai veramente arrivat*?

Continueremo a camminare, da sol* ed in compagnia, per le strade di una città a tratti inospitale e a tratti sorprendente per la molteplicità di situazioni che non riesce a controllare; cammineremo ancora andando alla ricerca dell’incontro e l’inatteso, accompagnat* da un buio che non è mai buio davvero, oltre la luce dei lampioni, superando confini sottili e spostando di qualche passo i limiti a cui siamo abituat* a sottostare.
Occuperemo ancora le strade di Milano, passo dopo passo, perché restare ferm* non è nella nostra natura.

La ricerca continua.

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una festa che non aveva senso interrompere

ABITARE BAUM

L’INSTALLAZIONE “HOMEWORKS”
al FESTIVAL DELLE ARTI URBANE IN MOVIMENTO

Cattura

A Bologna, dal 13 al 15 Maggio, si svolgerà “BAUM. Festival delle arti urbane in movimento. Alla sua seconda edizione il festival propone una serie di appuntamenti che mettono al centro il quartiere bolognina e le relazioni politiche, sociali, economiche e culturali che lo attraversano. Come ci dicono gli organizzatori, “ciò che vogliamo fare è un’opera di messa a nudo attraverso cui mostrare, intersecandole, le esperienze che attraversano un luogo, i punti di vista – grandi, piccoli e impercettibili – che hanno il potere di tessere trame e tele, pazienti e resistenti”.

Caratterizzato da una forte volontà di inclusione e dal desiderio di mettere in relazione persone, gruppi e luoghi il festival mette al centro il quartiere bolognina, periferia che nel corso degli anni ha subito sia un forte processo di “riqualificazione urbana” che si è tradotto in un inutile processo di gentrification ancora in corso, sia una narrazione mediatica che ha posto la micro-criminalità ed il bisogno di sicurezza come obiettivi principali da combattere e raggiungere da parte dell’amministrazione comunale. Riprendendo ancora una volta alcune parole degli organizzatori, la scelta di questo quartiere nasce anche dalla volontà di riappropriarsi della bolognina “…perché la Bolognina non è bidimensionale, ma è uno spazio “di frontiera”, dove l’attraversamento è un processo quotidiano, per qualcuno inconsapevole e privilegiato, per qualcun altro conflittuale e difficile, mediato dall’apparenza.”

Come progetto Marsala abbiamo accolto con entusiasmo l’idea di presentare Homeworks – Installazione fluida sull’abitare contemporaneo – per una serie di motivi. In quanto ricercatrici e sperimentatrici visuali, riteniamo che le narrazioni – siano queste di un luogo, di un’identità, di un momento storico – siano un momento centrale di riposizionamento del proprio punto di vista, delle proprie certezze, del proprio percorso. Non amiamo la staticità e crediamo che attraverso l’incontro e la partecipazione ad un evento collettivo possiamo sia mostrare chi siamo sia modificare questo chi siamo in base a chi, volta per volta, ci troveremo davanti, portando avanti un processo di creazione artistica partecipata che è un obiettivo fondamentale della nostra ricerca audiovisiva.

Inoltre, sentiamo che le riflessioni portate avanti attraverso il festival rispetto al tema dell’abitare un quartiere ed un territorio unite alla messa in discussione del confine che separa ciò che è pubblico da ciò che è privato, sono compatibili con l’installazione che andremo a presentare presso Maison Ventidue il 14 ed il 15 Maggio.

Homeworks” è un’installazione che problematizza il tema dell’abitare contemporaneo proponendo un percorso multimediale relativo al significato che ha la casa oggi all’interno della nostra società. Casa come contenitore di oggetti eterogenei che ci riguardano, che parlano di noi e del nostro complesso rapporto con il mondo e le persone che lo abitano. Obiettivo da raggiungere, proprietà da possedere. La sacralità che la casa riveste oggi ci ha spinte ad interrogarci rispetto alle leggi che regolano i nostri modi di viverla, sulle possibili forme dell’abitare, sulle consuetudini che ci portiamo dentro. Il tentativo è quello di allargare il termine casa mettendone in discussione gli stereotipi e le aspettative che influenzano il nostro punto di vista ed i nostri desideri rispetto ad essa. Abitare, quindi, diventa un processo allargato che ha come scopo il prendere parte ad una comunità più che ad una famiglia, ad un territorio più che ad uno spazio privato a porte chiuse.

Homeworks” si presenta come un contenitore fluido perché l’abitare è un movimento costante di entrata ed uscita da noi, di superamento e successiva riaffermazione di confini, di attraversamento di soglie che mischiano il pubblico con il privato, l’intimo con il riflesso.

Ringraziamo quindi le amiche e gli amici di BAUM per questa nuova collaborazione, Maison Ventidue per l’accoglienza e la disponibilità dimostrata verso il nostro progetto e tutt*coloro che decideranno di contribuire alla nostra ricerca sull’abitare passando a trovarci il 14 ed il 15 Maggio in Via Indipendenza 22.

Homeworks” è un possibile punto di partenza: l’obiettivo è la scoperta della contraddizione ed il superamento della norma. Ci piacerebbe farlo anche con voi.

Prossime Avventure…

A volte è più difficile credere nei propri percorsi, soprattutto quando questi hanno a che vedere con l’arte. “Impara l’arte e mettila da parte”, ci insegnano. Ma a noi l’arte piace, ci fa sentire libere di esprimerci, ci apre a linguaggi espressivi sconosciuti, ci mette alla prova, trasforma le idee ed i ragionamenti in momenti di scambio e confronto con l’altr*. L’arte ci ispira nuove modalità di comunicazione, ci mette a confronto con la società che ci circonda, ci dà la possibilità di andare oltre a quanto sappiamo fare perché scatena una creatività che è una sfida aperta e continua. Abbiamo forse smesso di domandarci il senso ultimo dell’arte nel momento in cui il continuare a chiedercelo inibiva la nostra pratica riempiendo di dubbi il nostro pensiero; abbiamo smesso di cercare una definizione comprensiva ed assoluta della parola arte da quando abbiamo capito che la fluidità e la possibilità di “divenire altro da sé” è qualcosa che lega l’arte stessa a chi la produce, e che quindi è il processo che conta più che una sua definizione. Abbiamo smesso di avere paura di definirci “artiste” e scoperto che dietro a questa parola c’è lo spazio adatto per abbattere lo schermo che pone l’artista separato dal resto del mondo: riappropriandoci di questa identità mutante ci siamo sentite a nostro agio, immerse in una comunità straniera di persone che provano ad esprimersi secondo linguaggi e strumenti così diversi che è impossibile non riuscire a crearsi un proprio spazio vitale. Siamo artiste di ricerca che ricercano se stesse attraverso l’arte. Non possiamo smettere di essere noi stesse e per questo andiamo avanti. Altrimenti moriremmo di noia!

Tutto questo per dire che Marsala andrà avanti, e lo farà con un nuovo progetto! C’è una bella notizia che vorremmo condividere: siamo state selezionate per “In\Visible Cities / Urban Multimedia Festival”, ed anche se non è la selezione ad un festival che conferma il nostro essere artiste, l’esaltazione non ve la nascondiamo ma anzi la condividiamo con voi! La possibilità di partecipare ad un festival d’arte è una sfida nuova nella misura in cui metteremo in gioco le nostre riflessioni attraverso un’installazione interattiva più complessa di quelle con cui ci siamo confrontate fino ad oggi. In questo percorso ci accompagneranno Mizio e Stefano, cyber viaggiatori visuali e musicali con competenze specifiche e necessarie per il  buon esito dell’installazione.

Convinte che l’arte debba essere un linguaggio inclusivo attraverso cui mettersi in gioco superando quello che è già noto a noi stesse continueremo con i nostri percorsi indipendenti e sperimentali, al di là dei festival e delle inaugurazioni. Continuate a prendere parte a questo gioco oltrepassando la soglia che divide il pubblico dell’artista: nei nostri progetti c’è spazio per tutt*!

Vi aggiorneremo nei prossimi giorni sul nuovo progetto: intanto sappiate che Catastore è già tra noi!

 

Installazione – HOMEWORKS

Oggi ti presentiamo HOMEWORKS un’installazione multimediale sul tema dell’abitare. Un progetto su cui abbiamo cominciato a lavorare nel gennaio 2015 durante una residenza presso ADALAB (VI).


 

hqdefaultChe cosa significa abitare?

Da questa semplice domanda nasce HOMEWORKS, un progetto di ricerca che indaga diversi aspetti dell’abitare contemporaneo.

Marsala mette al centro della propria ricerca artistica il rapporto tra spazio pubblico, corpi e identità: con questo progetto lo sguardo si allarga ad altre dinamiche relazionali e si confronta con lo spazio abitativo, considerato il luogo per eccellenza del privato, l’antitesi dello spazio pubblico e altra faccia della stessa medaglia.

HOMEWORKS è il tentativo di indagare l’ontologia della casa, così come la viviamo oggi, destrutturandola, mettendone a nudo le contraddizioni e facendo emergere alcune dinamiche che speso passano inosservate o che sono date per scontate. Come l’onda d’urto di un esplosione nucleare la nostra indagine attraversa la casa, la scuote facendola tremare fino a incrinarne le fondamenta.

HOMEWORK è un progetto di ricerca mai veramente esaurito, al momento si compone di cinque frammenti che affrontano diversi aspetti dell’abitare, ma nel corso del tempo il progetto si amplierà e si modificherà.

Buona visione!


HOMEWORKS#01

Videoproiezione – 8 minuti (colore, audio)

Un’entità aliena è venuta sul nostro pianeta per studiare gli stili di vita dei terrestri. Oggi propone un questionario sul tema della casa, sei pronto a rispondere alle sue domande?

Immagini di azioni quotidiane si susseguono sullo schermo, ma ogni tanto qualcosa non torna, la regolarità dell’abitare viene messa in discussione da alcune schegge di vita impazzite. Immagini di progetti fotografici completano la partitura visiva dando al progetto un respiro più ampio. In sottofondo una lista martellante di domande invita chi guarda ad interrogarsi sulla routine della vita domestica e sui rapporti tra gli abitanti.

Homeworks01 è un catalogo di azioni e di oggetti sull’abitare: la scelta di quali e quanti è arbitraria; tante altre cose potevano essere filmate o raccontate, ma quelle che vedrete sono quelle che ci hanno colpito di più o che in questo momento della nostra vita avevano un valore particolare.

Altrettanto arbitraria è la scelta di usare solo i nostri due corpi: due corpi giovani e facilmente identificabili come femminili. Abbiamo giocato con la nostra identità, i nostri corpi e sulle aspettative che si creano. Quando guardate Homework01 pensate a tutto quello che ci potrebbe essere e che ancora non c’è.


HOMEWORKS#02

Videoinstallazione su 5 schermi – 2 minuti (colore, muto)

Che rapporto c’è tra pubblico e privato? Tra la nostra vita quotidiana e gli avvenimenti della Storia pubblica? Spesso sono i massmedia a portare nel nostro spazio privato ciò che accade fuori. Come viviamo la loro presenza nella nostra quotidianità?

Attraverso l’uso della videoproiezione HOMEWORKS#02 prova a mettere in relazione pubblico e privato, la quotidianità con la Storia, lasciando allo spettatore lo spazio per chiedersi quale sia il suo personale rapporto tra queste due dimensioni.

 


HOMEWORKS#03

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Installazione: materassi, coperta, vestiti e scritta (2mx2m)

Un letto matrimoniale, le sagome di due corpi stesi. Stanno dormendo o sono cadaveri in attesa di sepoltura? L’abbigliamento è perfetto, non manca nulla, nemmeno gli accessori. L’unica cosa che non c’è sono i corpi. Le due figure adagiate sul letto sono una maschile e una femminile: la dualità su cui si fonda la famiglia e la casa tradizionale. I vestiti sono esposti in modo che gli strati più intimi e interni siano quelli più visibili: lo spazio intimo diviene manifesto, evidente, pubblico. Gli abiti, perfettamente sistemati, diventano il simbolo della forma che prevarica il contenuto. Sopra i vestiti una frase di Guy Deboard: “La vita privata è privata di che? Semplicemente della vita stessa che ne è crudelmente assente.”


HOMEWORKS#04 – Trappola per distratti

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Installazione: trappola per topi, fotografie, lente d’ingrandimento (20x10x5cm)

Il topo non c’è! Il meccanismo non ha funzionato? Al suo posto una serie di fotografie appese verticalmente formano una seconda parete interna, quasi che fossero le mura di una casa. Una lente d’ingrandimento che oscilla al di fuori della trappola permette a chi si avvicina di comprendere i soggetti delle fotografie altrimenti incomprensibili ad occhio nudo. L’osservatore che indaga queste pareti scrutando il susseguirsi delle immagini è invitato a chiedersi: e se fosse la mia casa?

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HOMEWORKS#05 – Ad alta voce

Ambiente sonoro (50 minuti), registratore audio per interviste

Abbiamo iniziato a lavorare ad Homeworks realizzando alcune interviste ad amici e sconosciuti sulla loro personale esperienza rispetto al tema dell’abitare. Il materiale prodotto viene proposto come traccia sonoro da diffondere in un ambiente separato dal resto dell’installazione. Abbiamo deciso di mantenere la pratica dell’intervista anche all’interno dei momenti di presentazione di Homeworks: ogni volta allestiamo un piccolo angolo separato e invitiamo gli spettatori a farsi intervistare da una di noi. Dopo ogni presentazione l’installazione si arricchisce di nuovi frammenti.

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HOMEWORKS – Riflessioni post inaugurazione

Sabato 27 febbraio abbiamo inaugurato  Homeworks // un’installazione fluida sull’abitare contemporaneo al Mercato Lorenteggio di Milano (Via Lorenteggio 177). Ecco il racconto fotografico di questa intensa giornata. L’installazione è visibile fino al 5 marzo 2016!

Il luogo che ci ospita è il tipico mercato popolare di quartiere, aperto tutto il giorno ed in cui le persone si recano per fare la spesa, bersi un caffè, incontrare gli abitanti della zona. E’ uno spazio pubblico particolare, una ‘piazza’ di scambio e socialità fra Milano e le sue comunità locali.

Al suo interno l’associazione Dynamoscopio gestisce lo spazio culturale proponendo laboratori, incontri e mostre rivolti agli abitanti del quartiere e non solo.

Quando abbiamo immaginato Homeworks abbiamo subito pensato di presentarlo in contesti atipici: volevamo portare la casa fuori dalle sue quattro mura, nella città, evidenziando le criticità del binomio spazio pubblico e spazio privato. Può un mercato comunale essere considerato un luogo in cui ci si sente “a casa”?

Homeworks è stato concepito per adattarsi agli spazi che lo ospitano: può essere  concentrato in un singolo spazio oppure suddiviso tra più ambienti. In quest’occasione i primi quattro frammenti sono stati presentati nell’area di lavoro di Dynamoscopio (sovvertendone  completamente la struttura) mentre l’ambiente sonoro (Homeworks#05 – Ad alta voce) e l’angolo delle interviste è stato allestito nel bagno del mercato. Risignificare lo spazio e sfruttare gli angoli più strani e inusuali fa parte della nostra pratica artistica.

Un’altro elemento costante della nostra ricerca è il coinvolgimento del pubblico nel processo di creazione artistica. In quest’occasione abbiamo dato la possibilità agli spettatori di elaborare dei collage sul tema dell’abitare e predisposto una postazione di registrazione audio per realizzare della autointerviste. Questa pratica ci interessa perché permette uno scambio diretto con il pubblico e ci offre la possibilità di allargare il nostro punto di vista.

“Un’artista è plurale non solo perché è all’interno del gruppo creativo, ma è colui che sviluppa un’attitudine al coinvolgimento e al dialogo con il pubblico. Un dialogo che non è mai scontato, è spesso imprevedibile e implica una pratica fortemente conflittuale perché significa dare spazio ad altro dentro sé stessi.” (L’arte fuori di sé, A. Balzola, P. Rosa)

Grazie a tutti quell* che sono passat* a trovarci sabato o che andranno nei prossimi giorni a vedere Homeworks! Grazie al Mercato Lorenteggio e agli amici di Dynamoscopio. Per maggiori informazioni sui contenuti di Homeworks clicca qui.

Camminata Notturna#01 – Sguardi: Piazza Aulenti

Sguardi. Guardare assieme e vedere ognuno qualcosa di diverso. Lo spazio diviene gli spazi, le prospettive si moltiplicano. L’obiettivo della macchina si sovrappone all’occhio del fotografo e le immagini raccontano allo stesso tempo e in egual misura dell’autore e del soggetto. 

La sezione SGUARDi si compone di più post, uno per ciascun luogo in cui lo sguardo si è posato più a lungo, con più interesse; luoghi significativi della vita milanese e delle trasformazioni che la città sta subendo: Darsena, Piazza Affari e Piazza Gae Aulenti.



 

Arriviamo a Piazza Aulenti alle sei del mattino. Ci raduniamo su un lato, in disparte, anche se la piazza è vuota, solo qualche giovane uscito dalle discoteche di Corso Como l’attraversa velocemente per raggiungere la macchina o i premi mezzi di trasporto del mattino. Ci mettiamo a parlare di quest’area, di come è adesso e di come era un tempo. Non ci interessano i discorsi nostalgici (“Una volta era meglio”) ma sviluppare un approccio critico: quali sono le alternative possibili alla gentrificazione? Il degrado, presunto o reale che sia, si combatte solo con piani di sviluppo così grandi e costosi? Per chi sono state pensate e costruite le nuove case di questo quartiere?

Una voce interrompe le nostre riflessioni, un ragazzo di circa trent’anni ci chiede, in inglese, cosa ci facciamo alle sei del mattino in quella piazza. Già, cosa ci facciamo qui alle sei del mattino invece di stare al calduccio nei nostri letti? Guardiamo, osserviamo e proviamo a immaginare altri scenari, altri spazi, altri modi di viverli.

Video – SHARE YOUR SPACE

Share your space è nato quasi per caso, da una semplice osservazione su una coppia di panchine in una piazza. Abbiamo improvvisato sia il contenuto che le riprese e in un paio di ore abbiamo realizzato questa riflessione sullo spazio pubblico. Speriamo sia di tuo gradimento!


 

Camminavamo per le strade di Barcellona quando abbiamo notato queste panchine monoposto: l’antitesi della socialità. Ci si deve sedere da soli, stando ad almeno un metro di distanza da chi occupa l’altra panchina. Non ci si può sdraiare, così si mantiene il decoro. Abbiamo iniziato a chiederci: Per chi è pensato lo spazio pubblico? Chi decide il suo funzionamento? Che effetto ha l’arredo urbano sul nostro comportamento?

Abbiamo iniziato a fantasticare e a immaginare soluzioni (im)possibili.

Una riflessione sullo spazio pubblico. Sui corpi che lo abitano e sulle possibili relazioni. Un piccolo esperimento. Un divertissement. Buona visione!

Video – 3’42”

Barcelona 2014

Con Bar Tok, Maria Bala, Silvia Torri, Cristina Ceruti, Julio

Regia e montaggio Marsala