PROGETTI

HOMEWORKS#6 – Maison Ventidue e le nuove frontiere del quotidiano

INSTALLAZIONE, 2018

CONCEPT: MARSALA + MAISON VENTIDUE, in collaborazione con Cyberdecò

Maison Ventidue è una casa. Si trova a Bologna, in via dell’Indipendenza, al civico 22. Ma Maison Ventidue non è una casa come le altre. Questa casa è anche uno spazio che ospita studi site-specific di performance, installazione e interiore design.

Con HOMEWORKS#6 il collettivo Marsala prosegue la sua ricerca artistica multimediale sull’abitare contemporaneo iniziata nel 2014 e denominata, appunto, HOMEWORKS. L’installazione si pone l’obiettivo di creare una connessione tra Maison Ventidue e la Triennale, di mettere in relazione due luoghi geograficamente distanti attraverso una “finestra virtuale” che permette allo spettatore di guardare come viene vissuta la casa-galleria di Maison Ventidue.

La distanza viene annullata automaticamente e la geografia risignificata. Gli spazi si compenetrano e coesistono in un luogo altro e attraverso una relazione mediata e mediatica. Lo spettatore è istigato a “spiare” la vita quotidiana e a farlo attraverso una modalità demodé che rimanda però subito ad un atto illecito da una parte e forte espressione di potere dall’altro. Il pubblico diventa il guardone e guardiano e Maison Ventidue uno spazio proibito, da osservare di nascosto. Problematizzando l’esistenza di una netta separazione tra spazio privato e spazio pubblico, HOMEWORKS#6 trasforma il concetto di confine evolvendolo in frontiera, terreno molto più fluido, ibrido e permeabile al cambiamento e alla contaminazione reciproca.


ZITELLE

INSTALLAZIONE PERFROMATIVA & LABORATORIO, 2018

CONCEPT: MARSALA

zitella /ẓi·tèl·la/
Sostantivo femminile
Donna nubile d’età avanzata; per lo più con un’idea di femminilità appassita e di umore bisbetico.

Zitella è una parola un po’ desueta, un termine antico coniato all’interno di una società i cui rapporti tra uomini e donne erano regolati da ruoli rigidi e ben definiti.
Zitelle erano le donne che non erano state scelte, le bisbetiche, le isteriche, le scontrose, quelle che non si erano sapute accontentare. Erano le donne un po’ avanti con l’età, non più desiderabili perché non più fertili e di conseguenza costrette a vivere in una condizione di perenne solitudine.
Alla zitella mancava sempre qualcosa: la sua era una condizione passiva oltre che una vera e propria disgrazia.
Al giorno d’oggi il valore dispregiativo del termine “zitella” è stato riconosciuto e sostituito con l’immagine della donna single, indipendente e libera.
Ma siamo certe che l’idea della donna-zitella sia stata superata e la sua valutazione da parte della società veramente cambiata? Chi sono le zitelle contemporanee? E soprattutto, è possibile sovvertire il termine zitella associandolo a una scelta di vita piena, consapevole, soddisfacente invece che a uno stigma?

E’ a partire da questi interrogativi che Marsala ha iniziato a pensare a Zitelle, un progetto sulla condizione sociale delle zitelle di ieri e di oggi.


DEGENDER TOILET

INSTALLAZIONE SITE-SPECIFIC, 2017

CONCEPT: MARSALA

Le porte chiuse dei bagni ci domandano “sei maschio o femmina?”
La logica del binarismo preclude la fantasia lasciando poco spazio all’inclassificazione, all’anormalità, alla creatività, al sovvertimento della norma, alla sua messa in discussione attraverso comportamenti che si ribellano a ciò che è considerato adeguato e non adeguato, maschile e femminile, pubblico e privato.
Difficile quindi non rispondere a questa domanda. Quasi impossibile non scegliere.

E allora un’altra domanda sorge in noi: in che modo sovvertire la presunta normalità?

Attraverso pratiche di détournement, l’installazione DEGENDER TOILET gioca ad innescare un flusso di superamento degli opposti sovvertendo e risignificando il bagno pubblico come spazio per eccellenza in cui il binarismo di genere è necessariamente la chiave d’accesso allo spazio stesso. Riflettendo sullo statuto del corpo e sulla sua genderizzazione nella vita quotidiana, l’installazione esplora l’immaginario del bagno pubblico interrogandosi su come poter superare la performance quotidiana della maschilità e della femminilità.
Allo stesso tempo, essendo da sempre luogo di scambio e d’incontro oltre che di segregazione (sia razziale che di genere), il bagno pubblico diventa anche uno spazio “liberato” in cui le rivendicazioni ed i comportamenti di “soggettività altre” si manifestano senza chiedere il permesso. Ne sono un esempio la pratica del cottaging degli uomini gay o il consumo di stupefacenti dei tossicodipendent. Prendendo in considerazione anche questi usi “alternativi” del bagno e sulle conseguenze sociali e morali che questi comportamenti determinano, DEGENDER TOILET non limita la sua riflessione al binarismo di genere ma chiama in causa anche l’opposizione tra pubblico/privato, collettivo/intimo, abile/disabile, lecito/illecito, adeguato/non adeguato.

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DEGENDER TOILET è un’installazione site specific che si adatta allo spazio e al contesto, presentando di conseguenza materiali e contenuti specifici. L’installazione consiste nella risignificazione dei bagni pubblici attraverso la diffusione di tracce sonore, l’aggiunta di oggetti, il cambio di luci: piccoli interventi che creano nello spettatore un senso di straniamento, di perdita dei punti di riferimento, di novità. Sfruttando gli effetti del détournement, che permette a chi si relazione con lo spazio (e quindi con l’opera) di interrogarsi sui processi e sulle regole che sottostanno al funzionamento del luogo riconsiderandone il proprio rapporto personale, l’installazione crea un cortocircuito in cui i piani si mescolano e le regole si sovvertono.


PUOI DIRLO FORTE!

Laboratorio di sovversione degli immaginari sulla violenza di genere – 2017

CONCEPT: MARSALA + Silvia Torri

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La comunicazione sulla violenza di genere ci rispecchia? Risuona dentro di noi o la sentiamo lontana dalla nostra vita quotidiana? In che modo ci influenza? Riflette la nostra esperienza? Quali stereotipi vogliamo cambiare o eliminare?

La violenza di genere è diventata mainstream e ha trovato il modo di “stare al suo posto” all’interno di comportamenti che, invece, riguardano tutt* noi. A fronte di questa constatazione, tramite il laboratorio PUOI DIRLO FORTE! si vogliono modificare/sovvertire/trasformare gli immaginari mainstream cercando di affermare modelli positivi.  Trovare un modo creativo per dire ciò che si vive ogni giorno, ampliare quello che ci è dato pensare ed esplicitare ciò che ci è negato vedere.

Il laboratorio prevede una prima parte che lavori sulla riscoperta degli immaginari personali, la loro interazione con i materiali mediali esistenti (dalle pubblicità/campagne istituzionali/azioni sul territorio) ed una condivisione della propria percezione/esperienza rispetto al tema. Nella fase successiva cercheremo di capire come sovvertire in modo creativo, positivo e propositivo le immagini, gli argomenti e gli slogan che non ci piacciono realizzando nuovi contenuti che vedranno protagonist*, in varie forme, chi ha partecipato al laboratorio.

Questi i risultati del laboratorio svolto domenica 22 e 29 Gennaio 2017 presso RI-Make (MI)

Stanca di portare il reggiseno? Stanca di comprimere il tuo corpo tra ferretti, spalline e coppe? Vorresti poter liberare il tuo seno da questo peso ma temi il giudizio della vicina impicciona o del maschio medio arrapato e moralista al tempo stesso?
Non ti preoccupare da oggi c’è Phantom Bra, il primo reggiseno invisibile che salva le apparenze permettendoti il comfort che hai sempre cercato!

Guarda il video: Phantom Bra!

Ed una serie di meme per mettere in discussione ruoli di genere ed immaginari…

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CAMMINANDO ATTRAVERSO LA NOTTE

LABORATORIO – 2016\2017

CONCEPT: MARSALA + DYNAMOSCOPIO presso Mercato Lorenteggio e Milano

Camminando attraverso la notte è un laboratorio di esplorazione urbana che unisce l’antropologia, la pratica del camminare ed linguaggio audiovisivo. I partecipanti sono invitati a produrre e condividere riflessioni sulla città attraverso mappe, collage, scritti, fotografie e video.

Il laboratorio mette al centro i confini: tra notte e giorno, tra pubblico e privato, tra personale e collettivo, tra inclusi ed esclusi, tra centro e periferia.

Per chi è disegnata la città?

Il laboratorio è anche una prova di resistenza per il corpo dei partecipanti perché la strada è lunga e il laboratorio finisce solo alle prime luci dell’alba. Alla riflessione si aggiunge la dimensione esperienziale del corpo.

Quattro camminate stagionali, notturne e di gruppo attraverso alcune aree di Milano.

Il laboratorio è stato realizzato grazie alla collaborazione con Dynamoscopio negli spazi del Mercato Lorenteggio (MI).

Guarda i video delle camminate!

ESTATE \ PRIMAVERA \ INVERNO


#CATASTORE

INSTALLAZIONE AMBIENTALE – 2016

CONCEPT: MARSALA + CYBERDECO

#Catastore è il supermercato della catastrofe, il primo negozio al mondo che ti dà la possibilità di vivere la tragedia in prima persona attraverso un servizio ALL INCLUSIVE. Entra e scopri i nostri prodotti: la Ruota della Sfortuna, il Mercatino dell’Usato, il Banco del Fresco, i Best Seller, il Kilometro Zero.

Da noi puoi trovare tutte le migliori catastrofi dall’estinzione dei dinosauri ad oggi. Non c’è desiderio che non riusciamo a soddisfare.

Vivi e condividi la tua catastrofe!

Il progetto #Catastore è una riflessione sul legame tra la sovraesposizione mediatica degli eventi drammatici e l’esperienza individuale. In una società dove il consumo è bisogno necessario, quasi bulimico, si è passati dal possesso degli oggetti al consumo delle esperienze. Poter dire di aver vissuto una catastrofe diventa un valore: nasce il “Turismo della tragedia” dove ciò che conta non è più un’esperienza realmente vissuta quanto la possibilità di dire “io c’ero!”

La catastrofe, spettacolarizzata e trasformata in intrattenimento, sviluppa nel pubblico un desiderio morboso di vedere, raccontare, esserci. L’evoluzione che c’è stata negli ultimi anni nella capacità dei singoli di produrre immagini ha cambiato il modo di raccontare la catastrofe e ha reso possibile viverla e farla vivere in diretta.

#Catastore è un’installazione ambientale che prende la forma di un esercizio commerciale e utilizza una video-installazione interattiva, videoproiezioni, monitor, tracce audio, oggetti di recupero e cartoline.


HOMEWORKS

INSTALLAZIONE – 2015

CONCEPT: MARSALA

Homeworks è il tentativo di indagare l’ontologia della casa, così come la viviamo oggi, destrutturandola, mettendone a nudo le contraddizioni e facendo emergere alcune dinamiche che speso passano inosservate o che sono date per scontate. Come l’onda d’urto di un esplosione nucleare la nostra indagine attraversa la casa, la scuote facendola tremare fino a incrinarne le fondamenta.

Homework#01 \  English Version

Videoproiezione – 8 minuti (colore, audio)

Un’entità aliena è venuta sul nostro pianeta per studiare gli stili di vita dei terrestri. Oggi propone un questionario sul tema della casa, sei pronto a rispondere alle sue domande?

Homeworks01 è il tentativo di abbracciare tutti gli aspetti dell’abitare, è un catalogo di azioni e di oggetti: la scelta di quali e quanti è arbitraria; tante altre cose potevano essere filmate o raccontate, ma quelle che vedrete sono quelle che ci hanno colpito di più o che in questo momento della nostra vita avevano un valore particolare.

Homework#02

Videoinstallazione su 5 schermi – 2 minuti (colore, audio)

Che rapporto c’è tra pubblico e privato? Tra la nostra vita quotidiana e gli avvenimenti della Storia pubblica? Spesso sono i massmedia a portare nel nostro spazio privato ciò che accade fuori. Come viviamo la loro presenza nella nostra quotidianità?

Attraverso l’uso della videoproiezione HOMEWORKS#02 prova a mettere in relazione pubblico e privato, la quotidianità con la Storia, lasciando allo spettatore lo spazio per chiedersi quale sia il suo personale rapporto tra queste due dimensioni.

Homework#03

homeworks03

Installazione: materassi, coperta, vestiti e scritta (2mx2m)

Un letto matrimoniale, le sagome di due corpi stesi. Stanno dormendo o sono cadaveri in attesa di sepoltura? L’abbigliamento è perfetto, non manca nulla, nemmeno gli accessori. L’unica cosa che non c’è sono i corpi. Le due figure adagiate sul letto sono una maschile e una femminile: la dualità su cui si fonda la famiglia e la casa tradizionale. I vestiti sono esposti in modo che gli strati più intimi e interni siano quelli più visibili: lo spazio intimo diviene manifesto, evidente, pubblico. Gli abiti, perfettamente sistemati, diventano il simbolo della forma che prevarica il contenuto. Sopra il letto una citazione di Guy Deboard: “La vita privata è privata di che? Semplicemente della vita stessa che ne è crudelmente assente.”

Homework#04 – Trappola per distratti

trappolaperdistratti

Installazione: trappola per topi, fotografie, lente d’ingrandimento (20x10x5cm)

Il topo non c’è! Il meccanismo non ha funzionato? Al suo posto una serie di fotografie appese verticalmente formano una seconda parete interna, quasi che fossero le mura di una casa. Una lente d’ingrandimento che oscilla al di fuori della trappola permette a chi si avvicina di comprendere i soggetti delle fotografie altrimenti incomprensibili ad occhio nudo. L’osservatore che indaga queste pareti scrutando il susseguirsi delle immagini è invitato a chiedersi: potrebbe essere casa mia?


IL CORPO CHE SONO

INSTALLAZIONE AMBIENTALE + PERFORMANCE – 2014

CONCEPT: MARSALA + SILVIA TORRI

Quotidianamente i mass-media esaltano e propongono un unico modello estetico, un corpo inesistente, incapace di esprimere la variabilità che ci rappresenta. Un corpo finto ma che influenza, sottilmente, il nostro immaginario. Volenti o nolenti ci si ritrova coinvolti in questo desiderio estetico imperante: provando un senso d’inferiorità e giudicando corpi e comportamenti altrui su rigide scale di giudizio.

Progetto performativo e visuale insieme, Il corpo che sono. Il corpo è vero quando varia! mette al centro della sua ricerca l’infinita variabilità delle forme dei nostri corpi. L’installazione si presenta come un percorso multi-sensoriale: il pubblico è invitato ad assistere a delle video-proiezioni, a degustare dei cibi e a confrontarsi con dei corpi nudi. Una traccia audio fa da sfondo sonoro al percorso.

Perché il cibo? Perché come suggeriva Feurbach, “noi siamo quello che mangiamo.” Partendo dal presupposto che corpo e cibo siano strettamente connessi, vogliamo ragionare su quanto, al giorno d’oggi, l’atto del mangiare sia fortemente disciplinato. Diete standard influenzano ciò che reputiamo giusto mangiare o meno per raggiungere il corpo a cui ci dicono dovremmo aspirare.
Proponendo alle persone di consumare un cibo che li rappresenta e che piace loro, vorremmo quindi ribaltare il discorso mediatico mettendo in primo piano i desideri personali e non quelli culturalmente proposti.

Qui il teaser dei video!


SHARE YOUR SPACE

VIDEOPERFORMANCE – 2013

CONCEPT: MARSALA

Video – 3’42”

Camminavamo per le strade di Barcellona quando abbiamo notato queste panchine monoposto: l’antitesi della socialità. Ci si deve sedere da soli, stando ad almeno un metro di distanza da chi occupa l’altra panchina. Non ci si può sdraiare, così si mantiene il decoro. Abbiamo iniziato a chiederci: Per chi è pensato lo spazio pubblico? Chi decide il suo funzionamento? Che effetto ha l’arredo urbano sul nostro comportamento? Abbiamo iniziato a fantasticare e a immaginare soluzioni (im)possibili.


URBAN DRAG

VIDEOPERFORMANCE -2013

CONCEPT: MARSALA + CRUISING COLLECTIVE

Video – 7’55”

“We born naked the rest is drag”: cinque persone esplorano la loro identità di genere attraverso l’uso di vestiti e trucchi. La performance di pochi minuti racconta un processo in atto da anni nella vita di ciascuno di loro: non è solo un gioco ma la testimonianza di un bisogno profondo e di un percorso di vita complesso. Abbiamo scelto come ambientazione lo spazio pubblico della città perché non vogliamo più essere relegati dalla normatività nello spazio privato, perché l’identità non è mai un fatto privato. Mai.

Urban Drag è una performance video che esplora l’identità di genere e di orientamento sessuale all’interno della cultura occidentale utilizzando make up e vestiti, e giocando con l’ambiguità attraverso gli elementi tipici del drag (king/queen).

Cinque persone, cinque performance di transizione, cinque corpi fuori norma che rivendicano la possibilità di esistere e di esprimersi

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