Attraverso la notte #10 – TOM –

Le sensazioni e le riflessioni di Tom, alle prese con lo scorrere del tempo e la ricerca del buio.

COME CAMBIA LA TUA PERCEZIONE DELLO SCORRERE DEL TEMPO TRA GIORNO E NOTTE?

Non sono sicuro che cambi del tutto. Dipende da me. Forse la notte ha un corso più omogeneo o fluido. E soprattutto se sente meno l’esigenza di controllarlo il tempo. Un po’ meno controllo, un po’ più di libertà?

Di giorno più aspettative ci fanno percepire la perdita di tempo, sono maggiori i dispositivi che misurano lo scorrere. Di notte forse possiamo farne a meno. E possiamo perderci perdendo il senso del tempo.

 

PAUSA NELLA CASETTA VERDE

Difficile focalizzare un punto con cui esplorare la notte. Me ne sono venuti in mente tre: i bambini, lo sbirciare nelle finestre illuminate e non, il buio. Bambini non ne abbiamo visti, è immaginabile, la notte non appartiene a loro. Mi sarebbe piaciuto, però, non so perché, forse perché l’idea di un bambino che vive la notte è in qualche modo una trasgressione. Le finestre continuano a piacermi e suggestionarmi principalmente però quando si tratta di “case popolari”. Pregiudizio all’incontrario. O forse è questione architettonica, mi sembra che le “case popolari” siano più spudorate sulla strada, abbiano meno barriere nel farsi sbirciare. E le luci calde o fredde creano spesso delle composizioni meravigliose. Le finestre illuminate nella notte sono piccole conferme di mondi in attività: cosa c’è dentro? Chi è sveglio? Si dorme con la luce accesa? A dire la verità tutto questo ha a che fare anche con le finestre buie, dove da fuori sembra dominare l’inattività, il sonno, l’oblio. Il buio è quasi impassibile ovviamente, stasera mi ha colto in piccolissima parte nei dintorni della ferrovia di San Cristoforo e nell’area cani (a loro è concesso). Anche nelle zone alla deriva del parco in cui abbiamo giocato a nascondino. Il buio è delle zone ad accesso vietato e lontano dalle strade maestre. E’ raro. Nasce negli angoli. Non si passa dal buio.

 

LA RICERCA DEL BUIO

Ho cercato il buio. Difficilissimo da trovare. Capita di tanto in tanto che la via in cui abito cada in black out. Mi piace un sacco. Penso che il buio esista fuori dalle città oppure negli ambienti chiusi che la abitano, come le sale teatrali appena prima che lo spettacolo cominci oppure quando sono vuote ed inattive. Se ci penso negli ultimi anni ho camminato a tentoni nel buio dei palcoscenici, dietro le quinte. Quando attraverso il buio mi sento molto potente, penso sia difficile e mi piace. Attraversare il buio mi fa venire in mente i gatti e la loro destrezza nel viverlo.

Mi sono accorto che in questa stagione è possibile tra gi altri suoni avvertire quello delle foglie che cadono. 

Buio è silenzio? Forse meno rumore, altri suoni…

Non so se il buio esiste, il buio è un’evocazione!

E poi gli alberi, le luci artificiali della notte sono a misura d’uomo, servono ad illuminare i passaggi ad altezza uomo. Spesso, in certe strade o parchi, gli alberi sovrastano le luci artificiali; e allora mi piace pensare che lassù, fra i rami e le foglie, se si potesse starci, si percepirebbe il buio, o dei tratti almeno…certo, fino a che le foglie cadono o sorge il sole.

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Attraverso la notte #9 -PAOLO-

Paolo ci parla del buio della notte, di cos’è, cosa non è, cosa potrebbe essere…

ESISTE IL BUIO OGGI? COME LO PERCEPISCI?

Il buio esiste nel momento in cui lo si vuol vedere. Lo si percepisce nei luoghi angusti di prigionia, nei corridoi bui delle corsie d’ospedale, nei luoghi della mente.

Il buio non è solo assenza di luce, ma è bensì anche dove la luce è stata tolta o negata. Dove la luce non viene accesa di proposito. In pratica in tutti quei luoghi dove non si vuole un cambiamento. 

Il buio si percepisce nel silenzio della solitudine e dell’incomprensione; e ovunque necessiti un po’ di luce.

Di notte è possibile collegare i punti e connettere le conoscenze dei luoghi, grazie al silenzio dal casino del giorno.

Di notte escono allo scoperto luoghi che nascosti durante il giorni grazie al silenzio che li accoglie.

Di notte entri in punta di piedi nei luoghi svuotati e resi anonimi dal buio della notte.

Attraverso la notte #8 -ILARIA-

ILARIA CONDIVIDE con NOI la “SUA” MILANO tra SENSO di APPARTENENZA e LONTANANZA

CHE DIFFERENZE CI SONO TRA CAMMINARE DI NOTTE TRA LE STRADE DELLA “TUA” CITTA E QUELLE DI UNA CITTA POCO CONOSCIUTA?

Milano da 10 anni è la mia città ma resta comunque una città sconosciuta…ed è una delle cose che mi piacciono. Poter sempre scoprire ed esplorare nuovi posti all’interno di una città conosciuta. Se penso alle strade conosciute all’interno della città, percorrerle è rassicurante, anche i posti che inizialmente mi sembrano brutti diventano più piacevoli e più sicuri dopo averli percorsi.

SFUMATURE E CONTRASTI

Contrasti: noi in gruppo che camminiamo con penne, quaderni e sguardi di ricerca nel silenzio di un quartiere deserto ed a tratti degradato.

Cercare ed essere cercati. Sensazioni di paura nel muovermi di notte in un parco sconosciuto e sensazione di protezione nello stare tutti insieme in un posto che così diventa sicuro.

ATTRAVERSO LA NOTTE #7 -Elisa-

IL RACCONTO di ELISA tra DESIDERI e STORIE di VITA

COME TI PIACE VIVERE LA NOTTE?

In tanti modi…con gli amici, parlare, incontrare nuova gente, vedere posti nuovi, ballare…a casa nella mia stanza, leggendo un libri.

COSA VORRESTI FARE DI NOTTE E NON HAI MAI POTUTO?

Arrampicarmi su un albero, dormire con una tenda in un parco. Correre lungo una via, velocissima. Utilizzare quelle pompe che usano quelli dell’ANSA per pulire le strade. Entrare in una casa e dormire comoda. Cantare a voce altissima e mettere la musica a palla.

Fare la doccia!

Ballare su una rotonda.

I SEGNI DELL’UMANO CHE NELLA NOTTE RACCONTANO STORIE DI VITA

Tappeti sul marciapiede fuori da un negozio etnico, sacchetto di vestiti, un barattolo di marmellata, macchine, un furgoncino blu, dentro un piccolo teatro una rosa secca, libri accatastati, un pezzo di straccio, una scala tipo quella da imbianchino, ufficio grande illuminato, tutto illuminato, vestiti appesi ad un attaccapanni e sulle sedie delle borse appese.

Come vetrina.

Teatro con dentro un parco giochi, un biscotto (ne è rimasto proprio un morso), una redbull, un giornale.

I lavori di notte, quelli che puliscono le strade, li senti da lontano che fanno rumore.

L’autista di un autobus fermo nel parcheggio ed i ponteggi per i cestini. Mucchi di cartoni ed i cartoni della pizza. Una bici posteggiata.

Ma dove sono tutti?

Due signore su una panchina. Il muro bianco con scritto “Basta sgomberi uniti si vince”. Dietro un cantiere illuminato a giorno si vedono delle ruspe. Scuola di italiano per stranieri su un cestino dell’immondizia.

“Qui si giunge per ritrovare casa. Qui si parte per andare altrove”.

Su un cancello “…e quindi uscimmo a rivedere le stelle”.

Attraverso la notte #6 – SARA

L’esperienza notturna di Sara, alle prese con il buio della notte e fantasmagorici incontri tra supereroi

IMMAGINA DI ATTRAVERSARE UNA CITTA’ COMPLETAMENTE BUIA, SENZA LAMPIONI, INSEGNE E VETRINE ILLUMINATE. CHE EFFETTO TI FA?

Mi sono sempre chiesta cosa vedesse un cieco. Il buio? Banale. Nero? Non ne parliamo. Sono in città e non vedo un tubo, non vedo nemmeno un topo e neanche un’insegna. Perché sento. Non con le orecchie, con tutto. Non avevo mai pensato che l’asfalto potesse parlarti.

Alto = marciapiedi

Basso = velocità

Sono stata in montagna ed in pianura nell’arco di un passo, nel passo di una falcata. Sento di più il vento e se ho tempo magari lo seguo e mi domando da dove viene e mi chiedo dove va. E’ difficile stare al passo col vento. Sento di più la giacca che suda e l’ascella che mi dice da quanto sto camminando e se la pubblicità del deodorante che ho appena comprato è ingannevole oppure no.

Questo nero di palpebre chiuse abbellisce tutto.

Chi si ricorda del grigiume dei palazzi? Chi si ricorda della spazzatura? I barattoli per strada diventano segnali stradali, un uomo incazzato al telefono diventa un dare la precedenza…hai visto mai che urto un urtato. Sento la cacca di piccione che cade sul braccio e penso che tanto, anche con la luce, non l’avrei evitata. Poi penso a quelli che non raccolgono i bisogni dei cani e li mi incazzo.

 

MA COME PARCHEGGI?

Di notte si ha un po’ paura. Pure chi ha la Panda diventa timoroso. E vedi spuntare una specie di mazza da baseball a protezione di un pandino scassato.

C’è chi parcheggia l’arroganza davanti ad un passo carraio, che tanto la municipale dorme a quest’ora, e l’acquisto di un SUV acquista senso.

Geppetto e Batman abitano nella stessa via. Disordinato il primo, tamarro il secondo. Geppetto domattina alle 6 vedrà Batman andare a letto e maledirà il suo disordine ed il traffico delle 8. Batman non avrà di questi problemi. Batman non è di sicuro il più gettonato tra i super eroi ma questa cosa del parcheggio facile potrebbe convincere qualcuno.

E poi c’è la rossa che parcheggia da bionda. La notte lì, così, ho letto recentemente Harry Potter, ed anche lui, come il SUV, sfida la municipale.

Attraverso la notte #5 – TOPA

Dopo Elisa, il viaggio notturno prosegue con la Topa, antropologa esploratrice che ci racconta di alcuni incontri notturni e dei quartieri Giambellino (MI) e Barriera di Milano (TO)

UNO STRANO INCONTRO NOTTURNO

Per la verità me ho tre, sempre in compagnia della mia fedele macchina Graffio.

1\ quando ho dato un passaggio alle 3 del mattino ad un poveraccio un po’ strano che faceva l’autostop, dicendogli anche che era consapevole di essere la categoria di persona meno indicata per l’autostop, ma alla fine l’ho portato a casa lo stesso

2\ quando ho incontrato mamma cinghiala con i cinghia lini, che per fortuna era tranquilla e non mi ha sfondato la macchina

3\ quando ferma ad un semaforo si ferma un ragazza sporco di sangue chiedendo aiuto perché lo avevano accoltellato. Per fortuna (mai capitato di doverlo dire prima) c’era la polizia e ce l’ho portato subito

 

SI CHIUDE IL NEGOZIO. SI APRE L’OZIO.

In questo caos, poche differenze morfologiche. Giambellino è un quartiere popolare come Barriera di Milano. Ma nemmeno i ricordi, la familiarità. Che se cammini non ti ricordi che in quell’angolo hai vomitato ubriaca, che su quella panchina hai limonato duro come pochi, o che in quel bar è bello prenderci il fagotto alle 8 del mattino. E in una città nuova è tutto semi-sconosciuto che anche se certi posti potrebbero apparire familiari, perché similmente disagiati, poi ti devi orientare perché se no non ti raccapezzi più.

COLLAGE OLTRE LA NOTTE

Il 21 ottobre 2016, all’interno del progetto “Camminando attraverso la notte” – laboratorio di esplorazione collettiva sviluppatosi a Milano ad ogni cambio di stagione – abbiamo realizzato dei collage ispirandoci all’input “Una notte in città”.
Tutti i partecipanti alla camminata notturna si sono così cimentati con la tecnica del collage: tra ritagli di immagini e parole ci si è messi in gioco narrando momenti ed esperienze legate ad una notte passata trascorsa in città.

Di seguito sono riportati i collage dei partecipanti.
A voi tutto il piacere di interpretarli!

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Una narrazione che procede per frammenti, è così che ci piace immaginare la tecnica del collage. Una giustapposizione equilibrata di elementi: immagini, colori, parole, figure, sillabe, forme. Una narrazione che rimanda alle diverse parti che ci costituiscono ed allo stesso tempo alle molteplici interpretazioni che diamo alle nostre esperienze.

Il frammento implica una scelta precisa. O meglio, delle scelte. E’ un’operazione delicata attraverso cui si racconta e si evoca, in cui si visualizza e si gioca con l’enigma, il non detto, il rimando a…Il frammento non è per forza una metonimia, una parte per il tutto né rappresenta l’infinita particella di un’ipotetica unità: semplicemente è. Il significato lo si ritrova nella comunicazione con gli atri elementi con cui dialoga attraverso richiami, giustapposizioni, negazioni, contrappunti, inclusioni, estensioni ed astrazioni.

Reale ed irreale si mischiano e si confondono sfumando il confine tra il reale stesso e la sua rappresentazione: prelievi di realtà vanno a costituire immagini inedite ma non completamente “innocenti” in quanto “messe a bagno con l’umanità” (vedi Diane Waldman in “Collage, Assemblage, and the Found Object, NYC, Harry N. Abrams, 1992”).

Intrisi di vissuto, i collage hanno il sapore del tempo e della lentezza: inchiodano lo sguardo ad una lettura meticolosa e diversificata che necessariamente deve prendersi il tempo per immaginare, lasciarsi suggestionare, interpretare senza necessariamente arrivare ad una comprensione unitaria.

Il desiderio di ri\evocare sfida la volontà di comprendere innescando un meccanismo di contaminazione-fusione-confusione inebriante e dirompente.

A chi guarda, “non resta” che lasciarsi trasportare oltre i confini della razionalità…e allora, che l’immersione sia lieve.

Intermittenze

Una riflessione a seguito dell’ultima camminata notturna avvenuta a Milano all’interno del progetto “Camminando attraverso la notte”.

 

L’intermittenza come momentanea assenza: di luce, di energia, di desiderio, di presenza, di determinazione, coscienza, consapevolezza, coraggio.

Camminare tutta la notte non è sempre facile. Ai momenti di entusiasmo si alternano quelli di stanchezza in cui la voglia di fermarsi aumenta passo dopo passo. Ci si ritrova a guardare gli interni delle case immaginando persone sdraiate in comodi letti, circondate dal tepore di soffici piumoni. La voglia di parlare e di condividere diminuisce e senza quasi volerlo ci si chiude in se stess* per affrontare la fatica dell’andare.

Camminare diventa una sfida solitaria, un duello a tu per tu con i propri piedi.

Passi intermittenti che vorrebbero arrestarsi per non ripartire. Passi affaticati, pesanti, rumorosi. Energia che va via e che ritorna spingendoti ancora un po’ più in là, oltre il limite dell’abbandono e dell’arrendevolezza.

Anche il buio della notte è intermittente: l’oscurità è ripetutamente contaminata dalle luci dei lampioni, dei neon, dei fari delle auto, delle vetrine, degli interni delle case. La notte non è più buia come lo era una volta e come lo è ancora oltre i confini urbani. La notte si accende e si spegne a seconda dei nostri desideri. Anche l’arrivo del giorno, unico “vero” elemento naturale che sovrasta il buio della notte per poi ritrarsi, è ormai un evento raro da vivere: l’alba del mattino, questo momento di apparente sottrazione di oscurità, difficilmente fa parte delle nostre quotidianità.

Rinchiusi tra i giorno o la notte viviamo spesso in opposizione, strutturando nel dettaglio cosa facciamo di giorno e cosa invece di notte.

Contaminare il buio della notte e la luce del giorno attraverso comportamenti destrutturanti diventa un’esigenza per chi vuole ricreare una sorta di fluida continuità tra questi due momenti che ci accompagnano silenziosamente senza mai chiederci il permesso.

Camminare tutta la notte può diventare un atto di intermittenza attraverso cui sospendiamo l’ordinario. Una piccola evasione collettiva.

Impariamo allora dallo scorrere del tempo e diventiamo l’assenza di rumore che si genera tra un secondo e l’altro: andiamo avanti prendendoci delle pause, delle impalpabili intermittenze necessarie a contaminare il nostro quotidiano.

 

CAMMINANDO ATTRAVERSO LA NOTTE – MARTINA

C’è chi, dopo l’esplorazione di CAMMINANDO ATTRAVERSO LA NOTTE #2, ha voluto condividere con noi e con tutti le sue riflessioni. Martina l’ha fatto con una mappa e un testo.

Camminare con meta o senza meta. Muovere i piedi sull’asfalto di una città che senti tua da una vita, come una sorella, una compagna che parla strane lingue tutte diverse, che grida i suoi rumori, che ti avvolge con i suoi odori.

Abbattere i confini interni di una città significa aprire la mente per farlo, avere talvolta la forza di buttare giù a spallate i pregiudizi di una vita, le gabbie di una vita, siano essere nostra creazione o imposizione altrui.

Camminare nella notte con compagni sconosciuti eppure così “vicini” ha dato sfumature più accese al mio personale concetto di libertà. Io, individuo che attraverso strade e immortalo luci fredde, mi sento libera in mezzo ad altri individui, in mezzo allo loro facce, storie, espressioni, parole.

martina

Ho dimenticato di attaccare la mia mappa-collage in un punto preciso di Milano ma l’inconscio mi dice che forse mi sarei sentita libera di attaccarla ovunque e da nessuna parte.

Accogliere i compagni di passi lunghi tra le mie quattro mura è stata anch’essa un’esperienza di comunione, di condivisione di pareti. Sedersi sui divani degli altri, sui loro pavimenti è abbattere confini.

Ho trovato tanta umanità sabato sera; l’essere umani, semplici, diretti, vivi, collegati da pensieri appena nati, da passioni condivise. Ci siamo tenuti per mano senza farlo concretamente e abbiamo attraversato barriere più o meno invisibili tutti assieme con l’entusiasmo delle cose belle.

Camminare di notte con voi mi ha dato pace e credo che questo sia il pensiero più libero che si possa produrre nella mia città. La purezza della pace dell’anima. Grazie. Martina

CAMMINANDO ATTRAVERSO LA NOTTE #2 – articolo qcodemag

La prossima camminata notturna sarà dedicata alle gabbie e ai confini. Ne parliamo in questo articolo su Q Code Mag!

articoloqcode

“LO SPAZIO NON È UN SEMPLICE SFONDO, UN PALCOSCENICO SUL QUALE SI SVOLGONO LE AZIONI UMANE, MA UN PRODUTTORE DI SIGNIFICATI E UN RIPRODUTTORE DI MECCANISMI E DI DINAMICHE SOCIALI”. (Rachele Borghi)

Articolo Qcode Mag