#Catastore – Gorizia – dopo l’ex-ferramenta Krainer

Prime riflessioni dopo la settimana trascorsa a Gorizia per presentare #catastore, la nostra installazione ambientale che riproduce l’atmosfera di un negozio che vende la catastrofe.


Mentre stavamo allestendo #catastore, all’interno dello spazio dell’ex-ferramenta Krainer, abbiamo avuto tutte e due lo stesso pensiero: la riflessione che avevamo fatto sul tema della catastrofe e della sovraesposizione mediatica del tema non era forse la cosa più semplice e banale a cui si potesse pensare? Se ne parla, in vario modo, da parecchio tempo. Ma allora perché non ci aveva pensato nessun altro dei partecipanti al festival? E soprattutto perché sembra così banale e così “giusta” allo stesso tempo? Forse perché, come ha detto una volta Brancusi, “La semplicità nell’arte è, molto spesso, una complessità risolta.” Pensiamo che questo sia l’effetto di #catastore: un progetto artistico semplice ma non scontato che riesce a non farsi intrappolare dalla facile retorica sull’argomento.

catastore_6Disallestendo l’ex ferramenta Kreimer la sensazione è anche quella di lasciarsi alle spalle un’esperienza soddisfacente di autorganizzazione. L’autonomia con cui siamo riuscit* a significare lo spazio attraverso scelte comunicative, stilistiche ed estetiche appropriate lo hanno reso un luogo inusuale ma capace di far vivere emozioni a chi lo ha attraversato. Guardandoci attorno mentre stacchiamo cavi e ripieghiamo teli, ci rendiamo conto anche del lavoro minuzioso e preciso che abbiamo realizzato in pochissimo tempo: ogni dettaglio è curato con precisione, ogni segno è pensato meticolosamente nel suo senso e nella sua presentazione estetica. Eppure non sembra di aver fatto tutto questo lavoro. Chi è entrato nel negozio nei cinque giorni in cui l’installazione è stata aperta si è trovato di fronte un mondo da esplorare: dalle vetrine, ai banconi, dalle mensole ai cassetti, video, oggetti, scritte e luci colorate. L’installazione era aperta a lasciarsi esplorare.

Certo, c’è ancora molto che si può migliorare, perché si può e si deve sempre migliorare ed è proprio da qui che ripartiremo nelle prossime settimane.

catastore_8Vogliamo metterci nuovamente alla prova, oltre Gorizia ed In\Visible Cities, portare i contenuti ed il linguaggio di #catastore in contesti inusuali ed ora inimmaginabili, estendere la nostra provocazione generando risate amare e riflessioni per chi ci incontrerà. Tutto questo non tanto per auto-compiacemento (che si riduce spesso ad essere una soddisfazione di breve durata), ma perché crediamo che il pubblico abbia qualcosa da dire rispetto a quello che gli abbiamo presentato e che i contenuti da noi scelti e condivisi, uniti alla forma espressiva utilizzata, siano davvero una fonte di stimolo e di incontro tra chi “crea” e chi “consuma”. La sensazione è di aver generato un’installazione che parla attraverso un linguaggio contemporaneo oltre che di aver trattato un tema cruciale in una forma originale. Per noi, parlare di catastrofi attraverso un’installazione costituita da una consistente presenza di video provenienti da internet non ha significato soltanto mettere in risalto la sovraesposizione mediatica degli eventi tragici a cui siamo sottoposti, ma anche, e forse soprattutto, stimolare una riflessione rispetto alla nostra percezione: ci rendiamo conto del meccanismo in cui siamo inserit*?

Entrando a #catastore, il temporary shop della catastrofe, i\le visitator*- clienti hanno dovuto confrontarsi con immagini che già conoscevano, famose, viste e riviste, provenienti dai telegiornali e trasmesse a profusione per giorni e giorni prima di scomparire e far parte del grande dimenticatoio post-mediatico. Confrontarsi con quelle rappresentazioni in un contesto che non è quello privato della propria casa, probabilmente ha fatto sì che quelle stesse immagini abbiano assunto un valore differente, è stato come sottolineare una frase in un libro o incorniciare una fotografia: decontestualizzare quei contenuti e il momento della loro fruizione ha permesso ai visitatori di stabilire una nuova relazione con quelle immagini, la possibilità d’interagire con l’installazione e con i suoi contenuti ha reso la partecipazione più personale e coinvolgente. Le immagini, allora, hanno ripreso a raccontarci una storia: una storia che si connette con la nostra biografia, con il nostro modo di rapportarci agli eventi esterni, con le nostre esperienze di vita.

IMG_2690Per continuare in questo processo di “riappropriazione degli eventi drammatici” abbiamo dato la possibilità di creare una cartolina che narrasse un evento drammatico avvenuto nella propria vita: attraverso la tecnica del collage i visitator* hanno potuto rielaborare e condividere momenti, punti di vista, avvenimenti e fatti personali. Il meccanismo messo in campo ha generato una forte partecipazione da parte del “pubblico” che si è lasciato coinvolgere in questo processo narrativo. Questa ricerca di interattività, anche se non multimediale né tecnologica, ci lascia la sensazione che concepire l’arte come strumento di narrazione biografica sia un passaggio cruciale per una ricerca artistica che parte da l’individuo e dalla relazione con ciò che lo  riguarda.

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Gorizia in affitto – preparando #Catastore

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A prima vista Gorizia sembra una città in affitto: negozi chiusi, serrande abbassate, insegne spente, locali impolverati. Le strade sono attraversate da poche persone e un silenzio quasi costante invade lo spazio pubblico. Da tre giorni percorriamo lo stesso percorso che da Via Garibaldi ci conduce in Via Rastello, dove ha sede l’ex ferramenta Krainer, spazio in cui, a partire dal 25 Maggio, proporremo #CATASTORE, la nostra ultima installazione. Anche questo negozio è vuoto da anni, esattamente come molto altri presenti sulla via. Siamo arrivat* domenica notte e abbiamo iniziato ad allestire lo spazio riappropriandoci dei suoi antichi cassetti in legno, delle sue vetrine, dei suoi anfratti bui ma accoglienti. Abbiamo disposto luci soffuse lungo una parete che adesso accoglie reperti di vecchie e recenti catastrofi, giocato con le vetrine esponendo souvenir come se fossero pezzi unici ed introvabili; inventato una Ruota della Sfortuna che permetterà ai visitatori di vivere in prima persona la propria catastrofe attraverso un’esperienza immersiva ed invasiva sia da un punto di vista sonoro che visivo, oltre che di condividere su #Catastoregorizia i selfie dei partecipanti. Abbiamo disposto schermi e cuffie proponendo una scelta di catastrofi che vanno dalla scomparsa dei dinosauri al recente sgombero del campo profughi di Idomeni passando dalla vicenda di Alfredino Rampi al terremoto del Friuli avvenuto del 1976; aperto e riempito cassetti di tracce sonore ed immagini cartacee con l’obiettivo di stupire e far raccontare, attraverso la tecnica del collage, la propria tragedia personale. Chi lo farà, avrà la possibilità di passare dalla Cassa e ritirare un premio speciale!

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A #CATASTORE puoi vendere e comprare, guardare e scegliere, condividere e portarti a casa il tuo ricordo personale. Le catastrofi diventano la merce di scambio di un’interazione ricercata che pone al centro la tragedia stessa oltre che il rapporto che sviluppiamo con essa tramite il ricordo personale ma, soprattutto, attraverso il racconto che i media ci impongono sfruttando un’estetica ed una narrazione programmata meticolosamente.

#CATASTORE è un temporary shop tragicamente divertente: l’invito è di venirci a trovare ed essere pront* a condividere con noi una risata amara…

Siamo aperti da mercoledì 25 a domenica 29 maggio, dalle 17.00 alle 24.00.

L’entrata è libera ma non garantiamo la vostra incolumità: venite a trovarci e armatevi di cinismo!

HOMEWORKS – accostando la porta…

Sabato 14 maggio e domenica 15 maggio siamo state ospiti di BAUM OFF con Homeworks. Abbiamo avuto la fortuna di abitare Maison 22 con la nostra installazione. Un breve resoconto di questa esperienza.

Maison è una casa, uno spazio da attraversare e che ti attraversa. Maison è una casa abitata quotidianamente da più persone e da più storie. Maison si trasforma continuamente. Maison ci ha accolte e ci ha dato il permesso di essere presenti come volevamo. Abbiamo invaso tutto lo spazio con Homeworks: dalle camere da letto, ai bagni al pianerottolo. I nostri segni sono andati a mischiarsi e sommarsi con i segni della casa. maison22_3Segni simili: oggetti di uso quotidiano portati da noi e opere d’arte contenute da Maison. Pensiamo che il pubblico abbia fatto una certa fatica a capire cosa fosse “installato” e cosa invece appartenesse all’ambiente. E questo ci è piaciuto. Perché ci piace stare nelle intersezioni e ci piace giocare con l’ambiguità. Ci piace giocare con il visitatore e invitarlo a farsi intervistare nella vasca da bagno: il nostro corpo e il suo che si sfiorano, una strana forma d’intimità, un semplice dialogo che diventa terapia. Anche questo è un effetto non voluto eppure cercato. Ci piace ascoltare le interpretazioni di un bambino che racconta del nostro lavoro molto più di quello che ci abbiamo messo dentro. Infine ci piace creare un momento informale d’incontro con il pubblico e per farlo abbiamo comprato cinque litri di rosè, quello buono, di Pippo, e lo abbiamo messo in cucina…

maison22_10Due giorni, quattro ore al giorno per un totale di otto ore. Sembra poco, considerate le settimane di lavoro che stanno dietro alla presentazione di un’installazione. Come se il tempo si fosse consumato rapidamente, quasi senza accorgercene, riportandoci improvvisamente al di fuori delle pareti di Maison 22. Oltre le strade che abbiamo attraversato assieme a BAUM, pronte per nuovi percorsi che ci spingono verso Gorizia. Le sensazioni, una volta smontato tutto, sono eterogenee e contrastanti: la stanchezza si mischia all’adrenalina, il silenzio è corrotto dal rimbombo dei discorsi intrattenuti con le persone incontrate, il vuoto generato dal aver tolto schermi, oggetti, suoni e immagini contrasta con il ricordo delle interazioni che quegli schermi, oggetti, suoni e immagini hanno generato. In una giornata di grandine, sole, nuvole e pioggia, il desiderio di volere di più sfuma nella consapevolezza che è stato fatto tanto. Non noi, ma tutt* le persone che hanno reso HOMEWORKS un’installazione ancora più fluida ed ancora più ricca di quanto potessimo pensare.

La concretezza, così necessaria nel momento in cui si trascorrono ore, giorni e mesi dietro ad un progetto che cresce soprattutto nella testa e nei frame, ti mette davanti ad un confronto a cui è impossibile sottrarsi: ci si mostra più come persone che come artiste, attraverso un prodotto che finito non è. La nostra ricerca continuerà abitando case e spazi che ancora non conosciamo, facendo interviste in luoghi insoliti, mettendoci necessariamente allo scoperto consapevoli che abitare può trasformarsi in un gioco itinerante di superamento di confini che si riaffermano proprio perché vogliono essere nuovamente superati.IMG_2489

Sono state otto ore intense e ricche quelle che abbiamo trascorso in compagnia di HOMEWORKS, ed anche se sembra non essere mai abbastanza – perché sarebbe potuta venire più gente, perché si poteva fare qualcosa di più, di meglio, di più accurato – la sensazione è di aver fatto un passo avanti perché è stato un passo condiviso.

Gli incontri che si sono generati dentro Maison 22 in questi due pomeriggi di metà maggio hanno arricchito la nostra ricerca, fatto emergere interpretazioni insolite, regalato nuove possibilità.

Grazie a BAUM (che non è solo Elvira!), alla spontaneità di Maria Rosa (e ai suoi suggerimenti culinari), all’ospitalità di Maison 22 che con il suo parquet rende tutto più morbido. Grazie a Piera, Nicola e Anna che hanno allestito con noi suggerendoci soluzioni inaspettate. Grazie alle\ai curios* che salendo le scale di questo palazzo sono venut* ad incontrarci, entrando così nel vivo di una ricerca che è tanto artistica quanto personale.

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Intimità è la parola che ci portiamo via.

ABITARE BAUM

L’INSTALLAZIONE “HOMEWORKS”
al FESTIVAL DELLE ARTI URBANE IN MOVIMENTO

Cattura

A Bologna, dal 13 al 15 Maggio, si svolgerà “BAUM. Festival delle arti urbane in movimento. Alla sua seconda edizione il festival propone una serie di appuntamenti che mettono al centro il quartiere bolognina e le relazioni politiche, sociali, economiche e culturali che lo attraversano. Come ci dicono gli organizzatori, “ciò che vogliamo fare è un’opera di messa a nudo attraverso cui mostrare, intersecandole, le esperienze che attraversano un luogo, i punti di vista – grandi, piccoli e impercettibili – che hanno il potere di tessere trame e tele, pazienti e resistenti”.

Caratterizzato da una forte volontà di inclusione e dal desiderio di mettere in relazione persone, gruppi e luoghi il festival mette al centro il quartiere bolognina, periferia che nel corso degli anni ha subito sia un forte processo di “riqualificazione urbana” che si è tradotto in un inutile processo di gentrification ancora in corso, sia una narrazione mediatica che ha posto la micro-criminalità ed il bisogno di sicurezza come obiettivi principali da combattere e raggiungere da parte dell’amministrazione comunale. Riprendendo ancora una volta alcune parole degli organizzatori, la scelta di questo quartiere nasce anche dalla volontà di riappropriarsi della bolognina “…perché la Bolognina non è bidimensionale, ma è uno spazio “di frontiera”, dove l’attraversamento è un processo quotidiano, per qualcuno inconsapevole e privilegiato, per qualcun altro conflittuale e difficile, mediato dall’apparenza.”

Come progetto Marsala abbiamo accolto con entusiasmo l’idea di presentare Homeworks – Installazione fluida sull’abitare contemporaneo – per una serie di motivi. In quanto ricercatrici e sperimentatrici visuali, riteniamo che le narrazioni – siano queste di un luogo, di un’identità, di un momento storico – siano un momento centrale di riposizionamento del proprio punto di vista, delle proprie certezze, del proprio percorso. Non amiamo la staticità e crediamo che attraverso l’incontro e la partecipazione ad un evento collettivo possiamo sia mostrare chi siamo sia modificare questo chi siamo in base a chi, volta per volta, ci troveremo davanti, portando avanti un processo di creazione artistica partecipata che è un obiettivo fondamentale della nostra ricerca audiovisiva.

Inoltre, sentiamo che le riflessioni portate avanti attraverso il festival rispetto al tema dell’abitare un quartiere ed un territorio unite alla messa in discussione del confine che separa ciò che è pubblico da ciò che è privato, sono compatibili con l’installazione che andremo a presentare presso Maison Ventidue il 14 ed il 15 Maggio.

Homeworks” è un’installazione che problematizza il tema dell’abitare contemporaneo proponendo un percorso multimediale relativo al significato che ha la casa oggi all’interno della nostra società. Casa come contenitore di oggetti eterogenei che ci riguardano, che parlano di noi e del nostro complesso rapporto con il mondo e le persone che lo abitano. Obiettivo da raggiungere, proprietà da possedere. La sacralità che la casa riveste oggi ci ha spinte ad interrogarci rispetto alle leggi che regolano i nostri modi di viverla, sulle possibili forme dell’abitare, sulle consuetudini che ci portiamo dentro. Il tentativo è quello di allargare il termine casa mettendone in discussione gli stereotipi e le aspettative che influenzano il nostro punto di vista ed i nostri desideri rispetto ad essa. Abitare, quindi, diventa un processo allargato che ha come scopo il prendere parte ad una comunità più che ad una famiglia, ad un territorio più che ad uno spazio privato a porte chiuse.

Homeworks” si presenta come un contenitore fluido perché l’abitare è un movimento costante di entrata ed uscita da noi, di superamento e successiva riaffermazione di confini, di attraversamento di soglie che mischiano il pubblico con il privato, l’intimo con il riflesso.

Ringraziamo quindi le amiche e gli amici di BAUM per questa nuova collaborazione, Maison Ventidue per l’accoglienza e la disponibilità dimostrata verso il nostro progetto e tutt*coloro che decideranno di contribuire alla nostra ricerca sull’abitare passando a trovarci il 14 ed il 15 Maggio in Via Indipendenza 22.

Homeworks” è un possibile punto di partenza: l’obiettivo è la scoperta della contraddizione ed il superamento della norma. Ci piacerebbe farlo anche con voi.

Prossime Avventure…

A volte è più difficile credere nei propri percorsi, soprattutto quando questi hanno a che vedere con l’arte. “Impara l’arte e mettila da parte”, ci insegnano. Ma a noi l’arte piace, ci fa sentire libere di esprimerci, ci apre a linguaggi espressivi sconosciuti, ci mette alla prova, trasforma le idee ed i ragionamenti in momenti di scambio e confronto con l’altr*. L’arte ci ispira nuove modalità di comunicazione, ci mette a confronto con la società che ci circonda, ci dà la possibilità di andare oltre a quanto sappiamo fare perché scatena una creatività che è una sfida aperta e continua. Abbiamo forse smesso di domandarci il senso ultimo dell’arte nel momento in cui il continuare a chiedercelo inibiva la nostra pratica riempiendo di dubbi il nostro pensiero; abbiamo smesso di cercare una definizione comprensiva ed assoluta della parola arte da quando abbiamo capito che la fluidità e la possibilità di “divenire altro da sé” è qualcosa che lega l’arte stessa a chi la produce, e che quindi è il processo che conta più che una sua definizione. Abbiamo smesso di avere paura di definirci “artiste” e scoperto che dietro a questa parola c’è lo spazio adatto per abbattere lo schermo che pone l’artista separato dal resto del mondo: riappropriandoci di questa identità mutante ci siamo sentite a nostro agio, immerse in una comunità straniera di persone che provano ad esprimersi secondo linguaggi e strumenti così diversi che è impossibile non riuscire a crearsi un proprio spazio vitale. Siamo artiste di ricerca che ricercano se stesse attraverso l’arte. Non possiamo smettere di essere noi stesse e per questo andiamo avanti. Altrimenti moriremmo di noia!

Tutto questo per dire che Marsala andrà avanti, e lo farà con un nuovo progetto! C’è una bella notizia che vorremmo condividere: siamo state selezionate per “In\Visible Cities / Urban Multimedia Festival”, ed anche se non è la selezione ad un festival che conferma il nostro essere artiste, l’esaltazione non ve la nascondiamo ma anzi la condividiamo con voi! La possibilità di partecipare ad un festival d’arte è una sfida nuova nella misura in cui metteremo in gioco le nostre riflessioni attraverso un’installazione interattiva più complessa di quelle con cui ci siamo confrontate fino ad oggi. In questo percorso ci accompagneranno Mizio e Stefano, cyber viaggiatori visuali e musicali con competenze specifiche e necessarie per il  buon esito dell’installazione.

Convinte che l’arte debba essere un linguaggio inclusivo attraverso cui mettersi in gioco superando quello che è già noto a noi stesse continueremo con i nostri percorsi indipendenti e sperimentali, al di là dei festival e delle inaugurazioni. Continuate a prendere parte a questo gioco oltrepassando la soglia che divide il pubblico dell’artista: nei nostri progetti c’è spazio per tutt*!

Vi aggiorneremo nei prossimi giorni sul nuovo progetto: intanto sappiate che Catastore è già tra noi!

 

Installazione – HOMEWORKS

Oggi ti presentiamo HOMEWORKS un’installazione multimediale sul tema dell’abitare. Un progetto su cui abbiamo cominciato a lavorare nel gennaio 2015 durante una residenza presso ADALAB (VI).


 

hqdefaultChe cosa significa abitare?

Da questa semplice domanda nasce HOMEWORKS, un progetto di ricerca che indaga diversi aspetti dell’abitare contemporaneo.

Marsala mette al centro della propria ricerca artistica il rapporto tra spazio pubblico, corpi e identità: con questo progetto lo sguardo si allarga ad altre dinamiche relazionali e si confronta con lo spazio abitativo, considerato il luogo per eccellenza del privato, l’antitesi dello spazio pubblico e altra faccia della stessa medaglia.

HOMEWORKS è il tentativo di indagare l’ontologia della casa, così come la viviamo oggi, destrutturandola, mettendone a nudo le contraddizioni e facendo emergere alcune dinamiche che speso passano inosservate o che sono date per scontate. Come l’onda d’urto di un esplosione nucleare la nostra indagine attraversa la casa, la scuote facendola tremare fino a incrinarne le fondamenta.

HOMEWORK è un progetto di ricerca mai veramente esaurito, al momento si compone di cinque frammenti che affrontano diversi aspetti dell’abitare, ma nel corso del tempo il progetto si amplierà e si modificherà.

Buona visione!


HOMEWORKS#01

Videoproiezione – 8 minuti (colore, audio)

Un’entità aliena è venuta sul nostro pianeta per studiare gli stili di vita dei terrestri. Oggi propone un questionario sul tema della casa, sei pronto a rispondere alle sue domande?

Immagini di azioni quotidiane si susseguono sullo schermo, ma ogni tanto qualcosa non torna, la regolarità dell’abitare viene messa in discussione da alcune schegge di vita impazzite. Immagini di progetti fotografici completano la partitura visiva dando al progetto un respiro più ampio. In sottofondo una lista martellante di domande invita chi guarda ad interrogarsi sulla routine della vita domestica e sui rapporti tra gli abitanti.

Homeworks01 è un catalogo di azioni e di oggetti sull’abitare: la scelta di quali e quanti è arbitraria; tante altre cose potevano essere filmate o raccontate, ma quelle che vedrete sono quelle che ci hanno colpito di più o che in questo momento della nostra vita avevano un valore particolare.

Altrettanto arbitraria è la scelta di usare solo i nostri due corpi: due corpi giovani e facilmente identificabili come femminili. Abbiamo giocato con la nostra identità, i nostri corpi e sulle aspettative che si creano. Quando guardate Homework01 pensate a tutto quello che ci potrebbe essere e che ancora non c’è.


HOMEWORKS#02

Videoinstallazione su 5 schermi – 2 minuti (colore, muto)

Che rapporto c’è tra pubblico e privato? Tra la nostra vita quotidiana e gli avvenimenti della Storia pubblica? Spesso sono i massmedia a portare nel nostro spazio privato ciò che accade fuori. Come viviamo la loro presenza nella nostra quotidianità?

Attraverso l’uso della videoproiezione HOMEWORKS#02 prova a mettere in relazione pubblico e privato, la quotidianità con la Storia, lasciando allo spettatore lo spazio per chiedersi quale sia il suo personale rapporto tra queste due dimensioni.

 


HOMEWORKS#03

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Installazione: materassi, coperta, vestiti e scritta (2mx2m)

Un letto matrimoniale, le sagome di due corpi stesi. Stanno dormendo o sono cadaveri in attesa di sepoltura? L’abbigliamento è perfetto, non manca nulla, nemmeno gli accessori. L’unica cosa che non c’è sono i corpi. Le due figure adagiate sul letto sono una maschile e una femminile: la dualità su cui si fonda la famiglia e la casa tradizionale. I vestiti sono esposti in modo che gli strati più intimi e interni siano quelli più visibili: lo spazio intimo diviene manifesto, evidente, pubblico. Gli abiti, perfettamente sistemati, diventano il simbolo della forma che prevarica il contenuto. Sopra i vestiti una frase di Guy Deboard: “La vita privata è privata di che? Semplicemente della vita stessa che ne è crudelmente assente.”


HOMEWORKS#04 – Trappola per distratti

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Installazione: trappola per topi, fotografie, lente d’ingrandimento (20x10x5cm)

Il topo non c’è! Il meccanismo non ha funzionato? Al suo posto una serie di fotografie appese verticalmente formano una seconda parete interna, quasi che fossero le mura di una casa. Una lente d’ingrandimento che oscilla al di fuori della trappola permette a chi si avvicina di comprendere i soggetti delle fotografie altrimenti incomprensibili ad occhio nudo. L’osservatore che indaga queste pareti scrutando il susseguirsi delle immagini è invitato a chiedersi: e se fosse la mia casa?

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HOMEWORKS#05 – Ad alta voce

Ambiente sonoro (50 minuti), registratore audio per interviste

Abbiamo iniziato a lavorare ad Homeworks realizzando alcune interviste ad amici e sconosciuti sulla loro personale esperienza rispetto al tema dell’abitare. Il materiale prodotto viene proposto come traccia sonoro da diffondere in un ambiente separato dal resto dell’installazione. Abbiamo deciso di mantenere la pratica dell’intervista anche all’interno dei momenti di presentazione di Homeworks: ogni volta allestiamo un piccolo angolo separato e invitiamo gli spettatori a farsi intervistare da una di noi. Dopo ogni presentazione l’installazione si arricchisce di nuovi frammenti.

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HOMEWORKS – Riflessioni post inaugurazione

Sabato 27 febbraio abbiamo inaugurato  Homeworks // un’installazione fluida sull’abitare contemporaneo al Mercato Lorenteggio di Milano (Via Lorenteggio 177). Ecco il racconto fotografico di questa intensa giornata. L’installazione è visibile fino al 5 marzo 2016!

Il luogo che ci ospita è il tipico mercato popolare di quartiere, aperto tutto il giorno ed in cui le persone si recano per fare la spesa, bersi un caffè, incontrare gli abitanti della zona. E’ uno spazio pubblico particolare, una ‘piazza’ di scambio e socialità fra Milano e le sue comunità locali.

Al suo interno l’associazione Dynamoscopio gestisce lo spazio culturale proponendo laboratori, incontri e mostre rivolti agli abitanti del quartiere e non solo.

Quando abbiamo immaginato Homeworks abbiamo subito pensato di presentarlo in contesti atipici: volevamo portare la casa fuori dalle sue quattro mura, nella città, evidenziando le criticità del binomio spazio pubblico e spazio privato. Può un mercato comunale essere considerato un luogo in cui ci si sente “a casa”?

Homeworks è stato concepito per adattarsi agli spazi che lo ospitano: può essere  concentrato in un singolo spazio oppure suddiviso tra più ambienti. In quest’occasione i primi quattro frammenti sono stati presentati nell’area di lavoro di Dynamoscopio (sovvertendone  completamente la struttura) mentre l’ambiente sonoro (Homeworks#05 – Ad alta voce) e l’angolo delle interviste è stato allestito nel bagno del mercato. Risignificare lo spazio e sfruttare gli angoli più strani e inusuali fa parte della nostra pratica artistica.

Un’altro elemento costante della nostra ricerca è il coinvolgimento del pubblico nel processo di creazione artistica. In quest’occasione abbiamo dato la possibilità agli spettatori di elaborare dei collage sul tema dell’abitare e predisposto una postazione di registrazione audio per realizzare della autointerviste. Questa pratica ci interessa perché permette uno scambio diretto con il pubblico e ci offre la possibilità di allargare il nostro punto di vista.

“Un’artista è plurale non solo perché è all’interno del gruppo creativo, ma è colui che sviluppa un’attitudine al coinvolgimento e al dialogo con il pubblico. Un dialogo che non è mai scontato, è spesso imprevedibile e implica una pratica fortemente conflittuale perché significa dare spazio ad altro dentro sé stessi.” (L’arte fuori di sé, A. Balzola, P. Rosa)

Grazie a tutti quell* che sono passat* a trovarci sabato o che andranno nei prossimi giorni a vedere Homeworks! Grazie al Mercato Lorenteggio e agli amici di Dynamoscopio. Per maggiori informazioni sui contenuti di Homeworks clicca qui.

Aspettando HOMEWORKS – trappola per distratti

A pochi giorni dalla presentazione dell’installazione HOMEWORKS si arricchisce di un altro piccolo pezzetto. Venite a scoprirlo sabato 27 febbraio al Mercato di Lorenteggio!

 

Homeworks#4 -Trappola per distratti

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Installazione: trappola per topi, fotografie, lente d’ingrandimento (20x10x5cm)

Il topo non c’è! Il meccanismo non ha funzionato? Al suo posto una serie di fotografie appese verticalmente formano una seconda parete interna, quasi che fossero le mura di una casa. Una lente d’ingrandimento che oscilla al di fuori della trappola permette a chi si avvicina di comprendere i soggetti delle fotografie altrimenti incomprensibili ad occhio nudo. L’osservatore che indaga queste pareti scrutando il susseguirsi delle immagini è invitato a chiedersi: potrebbe essere casa mia?

HOMEWORKS -Installazione al Mercato Lorenteggio

Poco più di un anno fa abbiamo iniziato a pensare a Homeworks: un’installazione sull’abitare contemporaneo. Abbiamo letto, discusso, girato, montato, rigirato e rimontato, giocato con oggetti e fotografie, aggiunto e tolto pezzi.
Il 27 febbraio presentiamo un punto di arrivo (momentaneo) di questa ricerca. Venite a trovarci al Mercato di Lorenteggio ospiti degli amici di Dynamoscopio!

 

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volantino per presentazione al Mercato Lorenteggio

Homeworks” prende spunto dalle riflessioni riguardanti i molteplici significati che ha per noi il termine “casa”, uno spazio che accomuna la maggior parte delle persone che ci circondano oltre che essere luogo di relazioni continue, di costruzione dell’identità e della sua messa in discussione. Casa come contenitore di oggetti eterogenei che ci riguardano, che parlano di noi e del nostro complesso rapporto con il mondo e le persone che lo abitano. Obiettivo da raggiungere, proprietà da possedere. La sacralità che la casa riveste oggi ci ha spinte ad interrogarci rispetto alle leggi che regolano i nostri modi di viverla, sulle possibili forme dell’abitare, sulle consuetudini che ci portiamo dentro. Casa come spazio conosciuto e costruito per sentirsi al sicuro ed allo stesso tempo luogo che fa emergere in noi il desiderio di intraprendere azioni e gesti capaci di andare oltre l’abitudine, l’aspettativa, il politicamente corretto.

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Retro volantino di presentazione per Mercato Lorenteggio

Siamo partite da noi con l’obiettivo di sviluppare una ricerca multimediale che potesse coinvolgere chiunque: l’installazione che proponiamo al Mercato Lorenteggio Sabato 27 Febbraio 2016 è una restituzione di quello che abbiamo esplorato fin’ora. Il progetto si modificherà nel tempo arricchendosi di nuovi spunti anche grazie alle persone che si lasceranno coinvolgere. L’inizio del percorso è avvenuto attraverso alcuni interrogativi ma non abbiamo ancora trovato le risposte perché l’abitare è un processo mutevole e soggettivo. Le nostre domande sono provocazioni, le immagini stimoli che vi offriamo al fine di generare una riflessione collettiva sul significato che ha per ciascuna\o di voi il termine abitare.

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Homeworks#01

L’installazione, nella forma in cui ve la presentiamo in questi giorni, si compone di 4 sezioni differenti. Ciascuna rimanda al tema generale attraverso una sua specifica modalità espressiva: scene di vita quotidiana, una voce robotica incalzante e provocatoria, suoni artificiali, immagini dei mass-media, corpi nudi o indifferenti, azioni imprevedibili, vestiti comuni, lenti d’ingrandimento per sfuggire alle trappole in cui è possibile restare incastrate\i.

Homeowrks” è un contenitore fluido perché l’abitare è un movimento costante di entrata ed uscita da noi, di superamento e successiva riaffermazione di confini, di attraversamento di soglie che mischiano il pubblico con il privato, l’intimo con lo specchio.

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Homeworks#04 – Trappola per distratti

Consapevoli che il nostro sguardo si è sviluppato all’interno di una “cultura dell’abitare” specifica, storicizzata e geograficamente determinata oltre che influenzata dalle nostre identità di classe, genere e razza, riteniamo che sia proprio la presa di coscienza di ciò che è considerato naturale ciò di cui abbiamo bisogno per mettere in discussione la normalità che ci accompagna silenziosamente.

Homeworks” è un possibile punto di partenza: l’obiettivo è la scoperta della contraddizione ed il superamento della norma. Ci piacerebbe farlo anche con voi.