Intermittenze

Una riflessione a seguito dell’ultima camminata notturna avvenuta a Milano all’interno del progetto “Camminando attraverso la notte”.

 

L’intermittenza come momentanea assenza: di luce, di energia, di desiderio, di presenza, di determinazione, coscienza, consapevolezza, coraggio.

Camminare tutta la notte non è sempre facile. Ai momenti di entusiasmo si alternano quelli di stanchezza in cui la voglia di fermarsi aumenta passo dopo passo. Ci si ritrova a guardare gli interni delle case immaginando persone sdraiate in comodi letti, circondate dal tepore di soffici piumoni. La voglia di parlare e di condividere diminuisce e senza quasi volerlo ci si chiude in se stess* per affrontare la fatica dell’andare.

Camminare diventa una sfida solitaria, un duello a tu per tu con i propri piedi.

Passi intermittenti che vorrebbero arrestarsi per non ripartire. Passi affaticati, pesanti, rumorosi. Energia che va via e che ritorna spingendoti ancora un po’ più in là, oltre il limite dell’abbandono e dell’arrendevolezza.

Anche il buio della notte è intermittente: l’oscurità è ripetutamente contaminata dalle luci dei lampioni, dei neon, dei fari delle auto, delle vetrine, degli interni delle case. La notte non è più buia come lo era una volta e come lo è ancora oltre i confini urbani. La notte si accende e si spegne a seconda dei nostri desideri. Anche l’arrivo del giorno, unico “vero” elemento naturale che sovrasta il buio della notte per poi ritrarsi, è ormai un evento raro da vivere: l’alba del mattino, questo momento di apparente sottrazione di oscurità, difficilmente fa parte delle nostre quotidianità.

Rinchiusi tra i giorno o la notte viviamo spesso in opposizione, strutturando nel dettaglio cosa facciamo di giorno e cosa invece di notte.

Contaminare il buio della notte e la luce del giorno attraverso comportamenti destrutturanti diventa un’esigenza per chi vuole ricreare una sorta di fluida continuità tra questi due momenti che ci accompagnano silenziosamente senza mai chiederci il permesso.

Camminare tutta la notte può diventare un atto di intermittenza attraverso cui sospendiamo l’ordinario. Una piccola evasione collettiva.

Impariamo allora dallo scorrere del tempo e diventiamo l’assenza di rumore che si genera tra un secondo e l’altro: andiamo avanti prendendoci delle pause, delle impalpabili intermittenze necessarie a contaminare il nostro quotidiano.

 

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